La Roma non sa. Cominciamo a scrivere che sono le ventitré passate di martedì e la Roma ancora non sa se oggi, decollo programmato da Fiumicino alle quindici e trenta, potrà volare a Siviglia. Non lo sa perché ieri il Governo spagnolo ha ufficializzato il divieto dei voli da e per l'Italia, ennesima conseguenza di questa tragedia coronavirus che sta sconvolgendo l'Europa e il mondo. Pensare che appena quarantotto ore prima la partita era programmata a porte aperte, solo lunedì scorso è arrivata la disposizione delle porte chiuse e ieri c'è stata la decisione del Governo spagnolo di vietare i voli da e per il nostro paese.

A quel punto è cominciata una trattativa a più voci: Governo spagnolo, Uefa, Roma, Siviglia, Federcalcio italiana e spagnola, con le ultime quattro voci nel ruolo di spettatori in attesa di una risposta. La Roma che dopo la sospensione del campionato gradirebbe, se non altro per una questione morale, anche lo stop delle competizioni europee, ha atteso fino a notte fonda una risposta che, nel momento in cui scriviamo, non era ancora arrivata.

Roba da pazzi. Conseguenza anche, se non soprattutto, dei capoccioni dell'Uefa che in questa vicenda, e non solo, si stanno muovendo come un elefante in un negozio di cristalli. La conferma della trattativa in corso tra Uefa e Governo spagnolo l'aveva data, al termine del Consiglio federale, il presidente della Lega Pro Ghirelli: «C'è in corso una trattativa tra l'Uefa e la Spagna per il fatto che la Roma possa giocare o no l'andata dell'ottavo di finale contro il Siviglia. Spero che alla fine si giochi».

Magari saperlo. La trattativa non è ancora riuscita a sbloccare una situazione che va oltre il grottesco. Alla Roma, per esempio, è stata prospettata l'eventualità di un volo con destinazione in un aeroporto non spagnolo per poi ripartire e atterrare a Siviglia. Roba del tipo: volo diretto a Lisbona da dove poi ripartire alla volta dell'Andalusia (è stata prospettata anche la possibilità del secondo trasferimento in pullman, cosa pazzesca e inaccettabile oltre che penalizzante). La Roma ha risposto che non se ne parlava neppure.

Oltretutto la società giallorossa ha anche il dubbio, se dovesse mai riuscire ad avere il permesso di volare a Siviglia, di cosa succederebbe dopo. Ovvero: sarà possibile rientrare a casa? E, soprattutto, se mai un giocatore giallorosso dovesse accusare qualche linea di febbre in Andalusia, cosa succederebbe? Quel giocatore rimarrebbe in Andalusia in quarantena? Come si vede c'è una serie di problemi di non facile soluzione e che lasciano spazio a conclusioni tutte da verificare. La Roma non può fare altro che attendere che venga presa una decisione che passa sopra la testa della società giallorossa. Attesa che, se non sarà maturata a notte fonda, arriverà obbligatoriamente questa mattina. Solo in quel momento la Roma saprà se dovrà chiudere le valigie e dirigersi a Fiumicino per imbarcarsi sul charter diretto a Siviglia.

Il programma la Roma lo aveva predisposto da tempo e, in funzione della delicatezza del momento, si era deciso di ridurre al minimo il numero dei partecipanti alla trasferta. Oltre ai giocatori, lo staff tecnico e qualche dirigente, è prevista la partenza di quattro-cinque persone per televisione, radio e social colorati di giallorosso.

Dell'ufficio stampa partirebbe un solo componente soprattutto se l'Uefa dovesse decidere (pure su questo non era stata presa ancora nessuna decisione) di ridurre al minimo gli spazi per i media, a cominciare dalla cancellazione della conferenza stampa della vigilia che Fonseca e un giocatore dovrebbero tenere stasera a Siviglia nel tardo pomeriggio. La dirigenza al club spagnolo ha già fatto sapere che non parteciperà al pranzo organizzato dalla squadra ospitante come da consuetudine europea, proprio per evitare un momento di aggregazione sconsigliato da tutti. Tutto giusto, ma qui la questione è un'altra: oggi la Roma partirà per Siviglia? E, se non dovesse partire perché impossibilitata, i capoccioni dell'Uefa avrebbero il coraggio di squalificarla?