Non si può negare che quello che sta accadendo intorno al calcio per l'emergenza sanitaria mondiale dovuta alla diffusione del coronavirus stia interferendo con la vicenda del passaggio di proprietà della Roma: di sicuro non aiuta minimamente ad accelerare l'esito (comunque scontato) della trattativa. Anzi. La due diligence con annessa la determinazione del fair value sta avendo un supplemento d'indagine. La volontà resta la stessa: James Pallotta vuole vendere la Roma a Dan Friedkin che la vuole comprare, nessuno si tirerà indietro rispetto al comunicato del 30 dicembre, con quel «qualsiasi operazione con il Gruppo Friedkin è subordinata al completamento con esito positivo delle attività di due diligence legale sul Gruppo AS Roma» che dice tutto. Il matrimonio si farà, ma resta da capire quando. Si lavora giorno e notte per accorciare i tempi (e in tal senso anche il coronavirus sta intralciando), anche quelli per, giorno più giorno meno, comunicare al mondo l'avvenuto passaggio. Poi si avvierà la procedura di closing.

Oltre all'emergenza da covid-19, un campionato in bilico (con incassi previsti già ridotti), il barcollio del titolo azionario (non solo la Roma, ma anche Juventus e Lazio danzano che è una bellezza), l'analisi delle regole sul fair play finanziario stanno giocando un ruolo da tener presente sulle regole d'ingaggio e portando ad accurate riflessioni. La Roma è stata valutata circa 700 milioni (debiti e ricapitalizzazione inclusi) e l'accordo, quando ancora si potevano dare liberamente le strette di mano, c'è, ma non sarebbe sorprendente se la cifra si discostasse un po' dopo la crisi che si è velocemente manifestata.