Aspettando. Non Godot, ma le firme. Che Friedkin e Pallotta dovranno mettere sui dodici contratti che certificheranno il passaggio di proprietà della Roma. L'appuntamento è fissato a New York dove, già da un paio di giorni, si sono trasferiti i corposi staff legali delle parti per mettere a punto i dettagli del deal.

Sono quasi seicentocinquanta le pagine dei contratti che si stanno analizzando riga per riga con la contemporanea richiesta di supplementi di documenti allo studio Tonucci di Roma che da sempre assiste Pallotta. C'è una grande attesa per queste firme sul preliminare d'acquisto, ma tutte le parti in causa invitano alla prudenza nell'indicare una data precisa per il brindisi, anche se tutto fa ritenere che ormai sia questione di giorni se non di ore.

Ieri alle quindici italiane (le nove nella grande mela) gli avvocati texani e bostoniani hanno cominciato la riunione che dovrebbe portare alla convocazione di Friedkin e Pallotta per l'incontro definitivo. Si stanno rileggendo tutti i contratti anche alla luce dei numeri usciti dalla semestrale. Numeri che ormai sono noti a tutti e che certo non rappresentano un successo. Numeri però che Friedkin e il suo gruppo si aspettavano, numeri che fanno già parte dell'accordo sul preliminare.

È bene ricordare che dopo le firme, saranno necessari un altro paio di mesi per arrivare al closing definitivo che prevedibilmente ci sarà nei primissimi giorni di maggio. Con Friedkin e il figlio Ryan che solo una volta concluso il deal hanno programmato il loro arrivo a Roma per presentarsi e spiegare, per quello che sarà possibile, il progetto che intendono mettere in campo per il rilancio della società giallorossa.

Risanare la Roma

Un progetto che dovrà comunque passare attraverso un risanamento dei conti per non rischiare di cadere nella tagliola del fair play finanziario, cosa di cui recentemente ha preso atto il Manchester City. In questo senso gli uomini che supportano l'imprenditore texano nato in California, stanno già lavorando a un programma che possa consentire alla Roma di rientrare nelle regole del fair play finanziario. Saranno due le linee guida di un programma che dovrà convincere l'Uefa: 1) voluntary agreement; 2) realizzazione di qualche decina di milioni di plusvalenze entro la scadenza del prossimo trenta giugno. Due strade che non saranno semplici da perseguire, ma che potrebbero diventare più praticabili nel caso, ovviamente auspicabile per quanto complesso allo stato attuale delle cose, di una qualificazione alla prossima Champions. Proviamo a spiegare un po' in dettaglio.

Partendo dal voluntary agreement che secondo qualcuno la Roma non potrebbe fare. In realtà non è così a patto che la società giallorossa risponda a tre requisiti principali: regolare licenza Uefa; cambio di proprietà negli ultimi dodici mesi; nell'ultimo periodo di monitoraggio (tre anni) la società ha rispettato le regole e i numeri del fair play finanziario. Tre punti che la Roma potrà mettere sul piatto della trattativa. Semmai il problema potrebbe essere un altro. Ovvero che l'Uefa fino a oggi non ha mai dato il via libera a qualsiasi richiesta di voluntary agreement. E allora? Allora per non veder crescere il passivo, sarà più percorribile la strada delle plusvalenze entro il 30 giugno. Al momento si può dire che sono due i giocatori dell'attuale rosa che possono essere i maggiori indiziati di cessione: Florenzi (ora in prestito al Valencia) e Ünder, due cartellini che potrebbero garantire una plusvalenza complessiva intorno ai cinquanta milioni.

Il resto si conta di farlo con una serie di cessioni di giocatori che sono in prestito (parecchi con diritto o obbligo di riscatto) in Europa. Il primo della lista è Schick che se sarà (come sembra) riscattato dal Lipsia garantirà (29 milioni di riscatto) una plusvalenza di una quindicina di milioni. E poi i sono Defrel, Gonalons, Coric, Fuzato, Karsdorp, Olsen che potrebbero portare quel cash per rendere più accettabile il passivo. Ma per questo c'è ancora tempo. Prima di qualsiasi altra cosa, ci sono queste firme da mettere sul preliminare. Questione di giorni se non di ore.