Tocca ancora a lui. L'investitura è arrivata direttamente da Fonseca, nella consueta conferenza della vigilia. «Per me lui può giocare tre partite consecutive», ha detto il tecnico. Lui è Aleksandar Kolarov, 34 anni, quasi tre con la maglia della Roma, due dei quali da titolare inamovibile, quest'ultimo con qualche certezza in meno. Nonostante un invidiabile score che lo piazza al secondo posto dei marcatori giallorossi in questa stagione, con sei gol, dietro soltanto all'amico Dzeko. Non solo: il serbo ha confezionato anche quattro assist vincenti, che ne fanno uno degli uomini più determinanti per la trasformazione della manovra in potenziali azioni da rete, anche per le sue straordinarie doti su palla inattiva.

Eppure da un certo punto in poi qualcosa non è più andata nel verso giusto. Per tutta la squadra a dire il vero. Ma l'esterno mancino è fra quelli andati in enorme sofferenza nel nuovo anno. Già dalla doppia sfida casalinga contro le torinesi, quando ancora la crisi non era deflagrata in tutta la sua gravità. Tanto in sofferenza da finire clamorosamente in panchina nel derby (in cui ha disputato soltanto gli ultimi sette minuti), poi nuovamente a Sassuolo; e dopo essere rientrato con il Bologna, è stato costretto a riaccomodarsi vicino al tecnico anche a Bergamo.

Poi il ritorno nell'andata di Europa League con il Gent e la bella prestazione fornita contro il Lecce, quando ha anche ritrovato il gol (che mancava dalla trasferta di Firenze e addirittura da settembre scorso all'Olimpico, nel derby di andata). Ma due indizi non fanno ancora una prova e per affermare che Kolarov è tornato bisogna attendere la sfida di questa sera in Belgio, dove ci sarà bisogno della sua esperienza. Forse anche della sua sfrontatezza, che gli permette di non somatizzare le polemiche con parte della tifoseria, almeno in apparenza. Roba da caratteri forti. Roba da Kolarov.