Aria di cambiamento alla Roma si respira ormai da prima di Natale, ma quello di venerdì sarà con tutta probabilità l'ultimo Cda della Roma targata Pallotta (il prossimo appuntamento è fissato per fine maggio per la trimestrale), l'ultimo prima della firma del contratto che regolerà il passaggio di proprietà della Roma dalla sede di Boston a quella di Houston. All'ordine del giorno c'è l'approvazione della la semestrale prevista per la fine di febbraio (il 29 è l'ultimo giorno del mese ed è sabato), che sarà tutt'altro che un successo dal punto di visto economico, perché alla Roma è mancata l'iniezione data dalla Champions League in questa stagione.

Rimettere la Roma in carreggiata e rilanciarla dopo i problemi delle ultime stagioni sarà il primo compito di Dan Friedkin e della "nuova" società. Per quanto riguarda il passaggio di consegne da Pallotta all'imprenditore californiano che ha la base del suo business in Texas siamo alla vigilia delle firme sul contratto di acquisto (con i dodici contratti relativi alle altrettante società che costituiscono la galassia Roma).

Gli avvocati di entrambe le parti ormai hanno messo tutto nero su bianco e se il signing non avverrà entro questa settimana a Houston, a casa Friedkin, poco ci manca. La famiglia del magnate texano che colleziona aerei vintage deve riunire il Board che deciderà l'offerta da formulare per l'acquisizione dell'As Roma. Un passaggio semplice, ma formale, non come un pranzo domenicale, ma nulla di trascendentale. Si sono placate le voci di un possibile sbarco in Italia di Dan o Ryan Friedkin o di tutti e due, né risultano viaggi in programma al momento. Con le firme, che saranno apposte negli Stati Uniti, probabilmente a Houston, il gruppo Friedkin verserà una prima "caparra" (almeno una cinquantina di milioni) sulla somma finale che dovrebbe aggirarsi intorno ai 750 milioni, variabili però - e anche a questo serve la due diligence - perché la cifra può oscillare in base alle diverse varianti inserite nelle clausole che regolano i contratti.

Fondamentalmente è tutto fatto, ma manca ancora l'offerta formale (tradotto l'importo con cui il gruppo texano acquisirà il pacchetto di maggioranza della Roma). Una procedura dinamica quella che ha portato a tutte le verifiche del caso tra le parti e che per essere un'operazione così complessa ha anche rispettato le aspettative. Non sarà una settimana in più o una in meno, a creare apprensione, perché ormai ci siamo. Dopo la firma, poi, si dovrà attendere ancora alcuni passaggi burocratici per arrivare al closing vero e proprio, ma il grosso sarà fatto. In termini temporali si tratterà di una sessantina di giorni, probabilmente, per tenersi moderatamente prudenti in larghezza, tra Opa (obbligatoria per una società quotata in borsa) e procedura antitrust, sulla quale una volta comunicata la chiusura dell'operazione sarà valevole il silenzio-assenso.

Defilato per quanto attiene strettamente alla trattativa per l'acquisto della società il pacchetto stadio. Sul fronte politico italiano c'è un ragionevole ottimismo. All'Eur sono convinti che la Variante andrà in aula nei tempi recentemente previsti, cioè a marzo, mese che sarà decisivo anche sul fronte Vitek per il discorso dei terreni di Tor di Valle.