Un gol di scarto da rimontare, un gol in trasferta, che col regolamento delle Coppe Europee è un piccolo grande tesoro da custodire con cura: per antonomasia la vittoria più striminzita è l'1-0 in casa, ovvero il risultato che basterebbe, il 13 marzo, per portare la Roma di Eusebio Di Francesco tra le prime otto d'Europa. Il problema è che, dalla gloriosa epopea dei ragazzi di Ottavio Bianchi nella Coppa Uefa ‘90-91 - persa in finale con l'Inter dopo aver eliminato squadre oggi da Champions come Benfica, Valencia, Bordeaux, Anderlecht e Broendby, con uno straripante Rudi Voeller capocannoniere del torneo - la squadra giallorossa nelle Coppe ha avuto più che altro soddisfazioni rimaste isolate, come le vittorie a Madrid del 2002 e del 2008, il 3-0 al Barcellona firmato Emerson, Montella e Tommasi, o l'eliminazione degli allora supercampioni di Francia del Lione, che valsero i quarti della Champions 2006-07, miglior risultato dell'ultimo trentennio.

Ok coi danesi

Il 21 novembre 1995 in Coppa Uefa la Roma perse 2-1 a Copenhagen con il Broendby, anche allora andando in vantaggio, non col miglior cannoniere ma con la seconda punta di talento, che allora era Daniel Fonseca, che deviò di testa un angolo di Scarchilli, col portiere che (come con Ünder), tocca la palla, senza riuscire a evitare il gol. Una deviazione nella porta sbagliata di Lanna e un gol di Bjur ribaltarono il risultato, complicando il compito per la gara di ritorno. Che però iniziò nel modo migliore: cross di Balbo, stacco di testa di Cappioli, Krogh respinge, ma c'è appostato Francesco Totti - 19 anni, maglia numero 11 - che mette in rete l'1-0, al 22'. Al 26' della ripresa la Roma sembra chiudere i conti: Thern recupera palla sulla trequarti e indovina un perfetto filtrante per Balbo, che calcia di prima, in rete, il 2-0. La festa dura poco: Moeller pareggia a 6' dalla fine, sarebbero tempi supplementari, li evita il capitano: Totti stoppa spalle alla porta e serve di tacco l'inserimento di Carboni, che col destro (!) mette in rete il pallone del 3-1. Erano gli ottavi di finale, ai quarti la Roma decise di perdere di nuovo la gara di andata, 2-0 con lo Slavia Praga. E stavolta la rimonta non riuscì, con le crudeli modalità che i tifosi romanisti ricordano benissimo: 2-0 con Moriero e Giannini, lacrime di gioia e supplementari, 3-0 ancora di uno scatenato Moriero, a 6' dal 120' un tiraccio di Vavra infila un Cervone tutt'altro che impeccabile.

Male coi madrileni

Meno incoraggiante l'altro 2-1 subito in Europa dopo la fine dell'età dell'oro nota come Anni Ottanta: la Roma di Zeman perse 2-1 a Madrid contro l'Atletico - José Mari e Roberto, a 15' dalla fine accorciò Di Biagio - e al ritorno perse di nuovo, Con l'amarezza supplementare del vantaggio: al 32' Totti manda in porta Delvecchio che buca Molina. Nella ripresa però Michele Serena - unico italiano di un Atletico che schierava gli ex laziali Chamot e Jugovic - serve ad Aguilera il pallone del pareggio. La Roma sarebbe già fuori, al 44' incassa anche l'1-2 di Roberto, servito da Juninho. Gara ricordata anche per il vergognoso arbitraggio di Van der Ende, che nel primo tempo buttò fuori Womé, e nel recupero Totti: la speranza è che quest'anno la Roma debba preoccuparsi solo degli avversari, e non del direttore di gara.