Rendimento lento. O per meglio dire rallentato. In alcuni casi frenato. Kolarov, Nainggolan e Dzeko sono i simboli - uno per reparto - di una squadra che ha cominciato sprintando e ha proseguito fra alti (pochi) e bassi (qualcuno di troppo di recente). I tre hanno iniziato la stagione inanellando una serie di prestazioni sontuose, per poi spegnersi progressivamente.

Che l'efficienza delle rispettive performance sia inversamente proporzionale ai rispettivi utilizzi forse non è casuale. Si tratta dei tre giocatori di movimento col maggior numero di minuti disputati sul groppone (2.804 quelli di Dzeko, 2.669 per Kolarov, 2.379 per Nainggolan). Il bosniaco è andato addirittura oltre nella classifica delle presenze, superando perfino Alisson e centrando l'en plein in ogni competizione. D'altra parte l'ideale grafico di rendimento di Edin parla chiaro: sette gol in campionato nelle prime sei partite, sulla scia delle strepitose cifre della stagione precedente. Poi lo stop in Serie A, ma non in Champions, competizione nella quale è stato protagonista indiscutibile, con tre reti decisive nella trasferte di Baku e Londra. E soprattutto una serie di prestazioni sfavillanti fino a dicembre, quando anche segnare l'attaccante risultava costantemente uno dei migliori in campo.Quasi inevitabile il calo, simultaneo peraltro a quello dei compagni. I lunghi infortuni di Schick e Defrel hanno sottratto alternative a Di Francesco nel ruolo di attaccante centrale. Così Dzeko è stato costretto a fare gli straordinari, andando a segno soltanto tre volte negli ultimi 50 giorni e perdendo la necessaria lucidità sotto porta. Tanto che nelle ultime settimane si è segnalato più in versione di rifinitore che di cannoniere. Eppure chi a 31 anni ha realizzato poco meno di trecento gol ufficiali non può aver smarrito le proprie doti di bomber.

Differente il discorso per quanto riguarda Kolarov. Il serbo ha sostanzialmente preso in mano le redini della squadra per tutto il primo terzo di stagione, fungendo non solo da esterno ma anche da regista aggiunto. Oltre a portare una sana dose di cattiveria agonistica, da sempre deficitaria nella Roma. Uno così è parso a tutti imprescindibile, tanto da relegare Emerson Palmieri ai margini anche ben oltre il rientro dall'infortunio, fino a chiedere la cessione. Un ruolo, quello dell'ex City, mai messo in discussione, ma che per corsa e continuità ha necessità di freschezza atletica. E probabilmente lui a 32 anni non può garantirla.

Su Nainggolan invece hanno probabilmente influito le questioni extracampo, prima fra tutte quella relativa ai famigerati video di Capodanno e alla relativa misura punitiva disposta di concerto da società e tecnico. Nonostante il recente cambio di modulo (che sembrava andare incontro alle caratteristiche del Ninja), il belga sembra aver perso quella forza esplosiva che era alla base del suo gioco. Anche lui, come gli altri due, è in vistoso calo. Per tutti e tre c'è bisogno di nuovo carburante.