Appuntamento a Houston, casa Friedkin. Per le firme sul preliminare di vendita della Roma, penultimo atto di una vicenda che ormai sembra proprio essere arrivata agli ultimi fuochi. Tutte le parti in causa, il gruppo Friedkin nel ruolo di acquirente, Pallotta e soci in quello di venditori, banche, studi legali, indicano nella fine di febbraio, primi di marzo, la data dell'incontro per il brindisi e le relative firme. Che sicuramente ci saranno negli Stati Uniti, molto probabilmente a casa del futuro proprietario della società giallorossa.

Le alternative sarebbero Boston, casa Pallotta, oppure New York che costituirebbe una specie di campo neutro. Ma considerando come andò nel momento in cui Pallotta e soci acquistarono la Roma da Unicredit, il tutto avvenne proprio a Boston, c'è da pensare che chi indica in Houston la sede naturale per le firme, non sia troppo lontano da quello che succederà.

Qualcuno potrà storcere la bocca per il fatto che il passaggio di consegne della Roma avverrà a migliaia di chilometri di distanza dalla nostra città. Detto che come abbiamo ricordato non sarebbe la prima volta, c'è da tenere presente che le voci di dentro del gruppo Friedkin fanno sapere che la scelta è dettata dal desiderio di tenere un basso profilo e non dare troppa mediaticità all'avvenimento. Del resto fin qui i Friedkin non si sono mai esposti e anche se avrebbero voluto presenziare a qualche partita della Roma all'Olimpico, alla fine hanno sempre preferito rinviare l'impatto con città e ambiente fino al momento in cui saranno i proprietari del pacchetto di maggioranza della società giallorossa.

L'unica volta che mister Friedkin si è presentato a Roma, con moglie e figlio al seguito, è stato quando da poche settimane erano uscite le prime indiscrezioni di una trattativa che stava già andando avanti da parecchio tempo. In quel primo blitz romano, si misero le basi per un affare che ormai si stava avviando verso una felice conclusione. Successivamente mister Friedkin ha spedito a Roma i suoi uomini di fiducia, a cominciare dal signor Watts che è il braccio destro dell'imprenditore texano nato in California e che per hobby ha quello di collezionare aerei vintage.

Le numerose riunioni che ci sono state nella sede della Roma a viale Tolstoj, ci sono state per definire gli ultimi dettagli legali e fiscali e per una prima conoscenza con l'attuale management della società giallorossa. Del resto i temini dell'accordo tra le parti erano già state trovati negli Stati Uniti direttamente dai grandi capi. C'erano soltanto da definire i numeri delle non poche clausole da inserire nei complessi contratti definitivi delle società società che compongono la Roma, contratti che si stanno definendo in questi giorni e che sono piuttosto voluminosi. A proposito di questi contratti entrambe le parti in causa confermano che si stanno definendo soltanto gli ultimi dettagli e che il lavoro sarà completato entro pochi giorni (probabilmente la prossima settimana).

Pare che il più impaziente che si definisca il deal, sia il figlio di Dan, il trentenne Ryan che Roma la conosce abbastanza bene avendo da queste parti anche alcune amicizie consolidate nel campo del cinema. È probabile che Ryan voli in Europa già in questa settimana. Ma non arriverà direttamente a Roma. Dovrebbe infatti andare a Berlino dove domani comincerà l'edizione numero settanta del festival del cinema, altra grande passione di Friedkin junior. La kermesse berlinese, una delle più prestigiose in ambito cinema, si concluderà il prossimo primo marzo. E se Ryan dovesse essere ancora a Berlino, non è da escludere che dopo si trasferisca direttamente a Roma per presentarsi come probabile nuovo vicepresidente della società giallorossa.