«Se con 44 arbitri abbiamo avuto Calciopoli, con 20 arbitri potrebbe capitare più facilmente, perché è più facile manipolare venti persone che quarantaquattro». Parole di Robert Anthony Boggi, ex arbitro, classe 1955, nato a New York ma salernitano d'adozione, che per primo andò fuori dal coro prima che scoppiasse lo scandalo del 2006, in quanto anticipò tutto: «Nel 1999 mi dimisi e poi ho detto due anni prima quello che sarebbe successo». E che nei giorni scorsi ha fatto parlare di sé, dopo l'intervista a Radio Punto Nuovo nella quale aveva paventato un rischio («non ho detto che siamo in presenza di una nuova Calciopoli», precisa ancora) vista la situazione attuale di caos e aveva attaccato pesantemente il presidente dell'Aia Marcello Nicchi, che da vent'anni è sempre al suo posto e che, in risposta a Boggi, ha annunciato querela.

L'ha sorpresa che l'Aia abbia reagito in quel modo forte alle sue parole, annunciando una querela?
«Sorpreso no, ma non mi mette in difficoltà perché nel nostro Paese c'è ancora la libertà di pensiero e finché c'è non ci sono problemi. Io penso che le persone intelligenti reagiscono in maniera pacata, in caso contrario cominciano a mostrare il lato violento del loro carattere. Oltre a non voler avversari, evidentemente vogliono avere una parola sola, la loro, e si arrabbiano se c'è qualcuno che la pensa in maniera diversa».

È una stagione non particolarmente fortunata per gli arbitri e le polemiche Var. E nelle ultime giornate sta montando il caso. Che idea si è fatto del clima attuale?
«Il protocollo Var non lo conosco bene, non l'ho letto. Casarin ci diceva: "Non mi interessa la forma, ma la sostanza: indipendentemente da come ci arrivate dovete arrivare alla verità". Nel protocollo mi sembra che ci sia qualcosa di strano e ingessato: io andrei a vedere di tutto perché mi solleverei da una responsabilità, ma forse il protocollo fa in modo che questi ragazzi non siano liberi di arrivare alla verità. Perché, ricordatevi, gli arbitri sono le vittime di quelli che li comandano e vanno quindi difesi sempre».

Se sbagliano e vanno al Var a riconoscere l'errore rischiano di essere fermati la settimana dopo (e guadagnare meno). Può essere questo un deterrente all'uso della tecnologia?
«All'epoca nostra veniva fermato chi faceva errori grossolani. Le decisioni di fermare o meno l'arbitro sono a discrezione del designatore, dovrebbe spiegarle lui».
Pasqua dopo Juventus-Fiorentina è stato fermato per un turno. Calvarese (che era al Var a Torino) e nel derby di Roma della settimana precedente è andato al Var e ha "sconfessato" la propria decisione di assegnare un rigore alla Roma non è stato fermato.

Ora Di Bello dopo il caso favorevole alla Lazio contro il Parma sarà fermato?
«Innanzi tutto mi lasci dire quanto sono molto legato a Roma, ringrazio i tifosi romani di entrambe le squadre per tutto quello che ho avuto quando sono venuto nella Capitale, anche quando la propria squadra ha perso ho ricevuto sempre parole di rispetto. Su Di Bello non ho la sfera di cristallo. Le confesso anche che l'episodio di Parma non l'ho visto…».

Forse è meglio. L'allenatore della Roma ha parlato della mancanza di uniformità di giudizio: ci sono squadre vessate da cartellini gialli e rossi e revisioni Var, altre che sembrano quasi immuni a entrambi i provvedimenti. Come si possono evitare i due pesi e le due misure?
«La libertà nella vita si conquista, non te la regala nessuno… Si riunissero, intanto, e cambiassero un po' le direttive di questo Var. Io che sono appassionato di Nba introdurrei una chiamata per tempo per gli allenatori come accade nel basket. Perché loro hanno un occhio che dal campo vede cose che gli altri non vedono. Ci vorrebbe un po' di buon senso per arrivare a fare le cose giuste, indipendentemente da come ci si arriva».

Per essere un ex arbitro è favorevole alla Var, l'avrebbe voluta ai suoi tempi?
«Io seguo molto la Premier, che è tutto un altro spettacolo, e la Salernitana. Posso dire che in Serie B se ci fosse la Var la Salernitana avrebbe sei o sette punti in più. Sono favorevole, certo. Gli errori ci stanno, ci sono sempre stati. Però se c'è la Var si possono correggere, si devono evitare le ingiustizie. Bisognerebbe ricorrere allo strumento di più, indipendentemente se si può o meno e indipendentemente da eventuali lese maestà».

La qualità degli arbitri è diminuita negli ultimi vent'anni?
«Non lo so, non compete a me dirlo. Io dico che è sceso il sorriso degli arbitri nel campo, nessuno fa più un sorriso. All'epoca mia, con Borriello, Braschi, Cesari, Collina avremo buttato fuori decine e decine di giocatori e allenatori, ma eravamo rispettati e rispettavamo. Oltre a fare gli arbitri c'era un rapporto. È pure vero che i Totti, Del Piero, Bergomi o Baresi non nascono più. Si è persa umiltà, con noi finiva tutto al 90'. Ora mi sembra che si sia rotto il giocattolo…».

E meno male che "il calcio è di chi lo ama".
«Già...» (ride).