Musica, maestri! Anche questo è Roma-Bologna, che si giocherà domani sera alle 20.45, in contemporanea con la penultima serata della settantesima edizione del Festival di Sanremo. Sì, perché quella romana e quella bolognese, tra le scuole cantautorali più importanti della Penisola, si sono sempre sfidate a colpi di accordi e fino all'ultima nota, senza mai lesinare intrecci annientando i 370 km di distanza nei testi e nelle collaborazioni, dai favolosi Anni 70 della nostra canzone a oggi, in viaggi e miraggi lungo la Penisola, da una sera di miracoli «nei vicoli di Roma» fino «a Bologna, coi suoi orchestrali». Che poi la scuola romana voglia dire praticamente sempre anche romanista è un'altra storia.

A partire dalla coppia di capelloni e cappelli, formata da Francesco De Gregori e Antonello Venditti, uniti da ragazzi, separati da grandi e tornati insieme per celebrare insieme il loro "Oscar" alla carriera con un mega concerto a settembre all'Olimpico, il loro stadio, della loro città. Con le prove generali in corso qua e là, tra tv, teatri e club, come quando in occasione di Fiorentina-Roma di questa stagione, prima di Natale, cantarono insieme e in camerino parlavano della bella vittoria della squadra di Fonseca: «La Roma deve giocare sempre quando suoniamo insieme», ha scherzato il Principe De Gregori. Uno che oggi va in giro a suonare con l'effigie di Agostino Di Bartolomei sulla maglietta e magari a settembre riuscirà a cantare insieme all'amico Antonello una delle sue canzoni per la Roma, che un po' gli invidia e avrebbe «voluto scrivere» (come dichiarò in un'intervista).

Come non citare Claudio Baglioni, altro romanista, che l'anno scorso ha condotto il Festival, dove quest'anno la squadra della Capitale sarà "rappresentata" da Michele Zarrillo e Tosca. O Stefano Rosso che ha cantato la città e Trastevere. E Luca Barbarossa, che la Roma la segue da innamorato del pallone (è il miglior marcatore della Nazionale cantanti). O Renato Zero e Amedeo Minghi, che hanno esposto forse meno questa loro passione, comunque viva.

Non proprio cantautori, ma non si possono non annoverare tra i romani e romanisti della musica il Maestro Ennio Morricone e Nicola Piovani. Né dimenticare Bobby Solo e Edoardo Vianello. O Claudio Villa, Renato Rascel, Little Tony, Lando Fiorini e Stelvio Cipriani, che stanno nella Curva Paradiso. E le giallorosse e rosa, invece, come Gabriella Ferri e Fiorella Mannoia.

E i romanisti cresciuti dopo, come Daniele Silvestri, Max Gazzè e Nicolò Fabi, Alex Britti. Fino a Marco Conidi, Pino Marino, il Banco del Mutuo Soccorso con Francesco Di Giacomo, i Colle der fomento. Fino ad arrivare ai fenomeni più recenti, come Marco Mengoni, i Maneskin e Ultimo, solo di nome, che riempie in dieci secondi i palasport. E chiediamo scusa a tutti quelli che non sono stati citati. Ma Roma, si sa, è immensa.

Non è come il centro di Bologna, dove «non si perde neanche un bambino», come dice Lucio Dalla, che con De Gregori ha suonato da giovane e fino a prima di morire (solo per l'anagrafe, s'intende) a pochi giorni dal suo sessantanovesimo compleanno nel 2012. Dalla che, in La sera dei miracoli , racconta di Venditti mentre compone Grazie Roma («Qualcuno nei vicoli di Roma ha scritto una canzone») e che assieme all'amico Gianni Morandi aveva il suo posto in tribuna al Dall'Ara per seguire il Bologna. Morandi che simpatizza per la Roma, però, da quando suo figlio Marco, nato nella Capitale, non ha potuto fare a meno di crescere romanista.

E poi Andrea Mingardi, tifosissimo della squadra rossoblù, e Cesare Cremonini che ha raccontato i colli bolognesi, il Bologna di Baggio, Luca Carboni, gli Stadio, gli Skiantos e Samuele Bersani (che però tifa Juve). Anche Francesco Guccini, benché sostenitore bianconero e nato a Modena, è ascrivibile a questa magnifica compagine di musicanti fiorita nella città «col seno sul piano padano ed il culo sui colli» (e, confine più confine meno, agli interisti Vasco Rossi e Luciano Ligabue, nati però fuori città).