Sono ore calde per il futuro della Roma. Gli americani, gli advisor di Friedkin, per la precisione, sono sbarcati nella Capitale. Da Boston a Houston, da un americano all'altro, la svolta è davvero vicinissima. La due diligence sulle società che orbitano attorno alla società giallorossa è in fase conclusiva, si stanno limando gli ultimi dettagli e il tutto sta avvenendo nei tempi previsti. Entro il mese di febbraio (si lavora a chiudere il prima possibile, c'è chi dice entro la metà, chi dice entro la fine del mese) arriveranno le firme e poi, con tempi più dilatati, più o meno come successe nel 2011 quando la cordata guidata da DiBenedetto concluse l'operazione con Unicredit, ci sarà il closing, che si farà negli Stati Uniti. Manca davvero poco, quindi, all'ingresso di Dan Friedkin, come proprietario prima in pectore e poi effettivo, e del suo gruppo nella storia della Roma. 

Giornata convulsa quella di ieri, all'insegna di un susseguirsi di voci sul possibile arrivo nella Capitale di Dan in persona e di suo figlio Ryan, che avrà un ruolo di prim'ordine nella Roma che verrà. Arrivi tuttavia non confermati e anzi prontamente smentiti dal Gruppo Friedkin. Che sia in Europa, come spiffera qualcuno che lo descrive a Londra, o Oltre Oceano, come sostengono i più prudenti, non è dato saperlo, quel che è certo è che Dan Friedkin è "ovunque" in queste ore. La logica lascia pensare che difficilmente il magnate texano possa presentarsi - almeno in pubblico - prima della chiusura effettiva dell'operazione. Insomma, al momento non ci sarebbero viaggi in programma con direzione Roma per il futuro proprietario del club.

Nei giorni scorsi, invece, vi avevamo raccontato come gli emissari di Friedkin si erano organizzati per soggiornare nella Città Eterna per definire le ultime questioni riguardanti la due diligence e ieri si sono materializzati. Fin dalla mattinata erano attesi in albergo a Palazzo Naiadi, in piazza della Repubblica, dove si sono registrati solo dopo una serie di riunioni, alla presenza anche dei legali di James Pallotta, nella sede della Roma all'Eur. Riunioni fiume, con tanto di servizio catering operato dal limitrofo ristorante Geco (curiosa l'assonanza con il nome del capitano della Roma, Dzeko), che si terranno anche oggi. Nella sede giallorossa a viale Tolstoj la delegazione del Gruppo Friedkin è stata composta da una quindicina di persone. Tra i partecipanti Brad Beinart (Director, Finance & Asset Manager del Friedkin Group), Brian Walker (Director of Strategy and New Ventures) e Derrick Burnett (Strategy & New Ventures).

I legali statunitensi, nel tardo pomeriggio, sono rientrati nell'hotel al centro di Roma dove alloggeranno per i prossimi giorni (presumibilmente fino a venerdì) e si sono concessi una cena in via Torino, al Target. Il lavoro li attende. La sensazione è che questa sia la settimana decisiva per la felice conclusione dell'affare. Si procede per arrivare a dama entro la metà del mese, ma in queste operazioni la prudenza è d'obbligo, le carte da guardare, in un senso e nell'altro, sono tante. E se è vero che i tempi per le firme potrebbero non essere strettissimi e che tutti i passaggi tecnici (convocazioni delle assemblee e passaggio delle quote) potrebbero richiedere dei tempi fisiologici, è altrettanto vero che grande è la voglia dell'imprenditore di San Diego (California) di poter brindare alla nuova acquisizione. Altro che Milan, come paventato negli ultimi giorni in ambienti della finanza milanese, per Dan, parafrasando la Curva Sud, "c'è solo l'AS Roma". Parallelamente alla definizione del pacchetto stadio: su quel versante si attende soprattutto lo sblocco politico e la formalizzazione del passaggio dei terreni dell'ex ippodromo di Tor di Valle a Radovan Vitek, il "re del mattone" ceco invocato da tutti (politica, mondo della finanza e proponenti) per il dopo Parnasi. Sullo sfondo resta James Pallotta, che di cedere la Roma pare non fosse così convinto ma ha dovuto rispondere alle esigenze dei soci che chiedevano di rientrare. E che difficilmente resterà socio della Roma, anche fosse di minoranza.