Allo stadio intitolato all'azienda di famiglia del patron neroverde Squinzi ormai il tifoso della Roma associa l'idea stessa della Champions League, nel bene e nel male: due anni fa, grazie anche ad una autorete di Pegolo su cross di Manolas, la Roma difese il terzo posto e ribadì così la sua qualificazione alla massima competizione continentale proprio nel giorno in cui la Lazio abdicava, per la gioia dei tifosi giallorossi saliti come al solito in gran numero nell'accogliente curva dell'impianto di Reggio Emilia. Oh nooo, lo striscione esposto nel settore mentre si ballava sulle note di un'allegra canzoncina cantata a loop: «Popporopo', popporopo', volevi andare in coppa dei campio'». Ma l'anno scorso l'atmosfera fu decisamente diversa: tra le lacrime per l'ultima trasferta di De Rossi, a salutare il suo popolo dalla panchina, e quelle per la disillusione europea conclamata nell'anonimo pareggio senza reti conseguito nella penultima esibizione di Ranieri alla guida, la Roma tornò a casa con la consapevolezza del ridimensionamento europeo, più finanziario che tecnico.

Oggi, invece, il calendario propone la sfida ai neroverdi di De Zerbi all'inizio del girone di ritorno, proprio dopo il derby della resurrezione. Niente di definitivo, dunque: ma la partita porta lo stesso profumo d'Europa. Le statistiche sorridono ai giallorossi: in questi anni il Mapei è stato stadio generosissimo, qualche scherzetto semmai Berardi e compagni lo hanno fatto all'Olimpico sin dai giorni delle prime affermazioni di Di Francesco in panchina. Ma Reggio Emilia è stato sempre terreno di conquista: basti pensare che lo 0-0 dello scorso maggio è stato l'unico punto preso dal Sassuolo in sei partite. E c'è di più: anche quando vede De Zerbi sulla panchina avversaria la Roma si trasforma. In cinque precedenti, il tecnico bresciano con i giallorossi ha preso proprio solo il punto dello scorso anno: per il resto solo sconfitte e anche piuttosto sonore. Ha rimediato 4 gol col Palermo (a 1), 5 col Benevento (a 2), prima 3 (a 1) e poi 4 (a 2, all'andata) col Sassuolo, per un totale di 16 gol presi in 4 partite.

Ma insomma la Roma non può fare affidamento solo sulla pur solida tradizione favorevole. Oggi a Reggio Emilia c'è in ballo molto di più per una squadra che contro la Lazio ha dimostrato di poter mettere sotto chiunque e che attualmente sembra raccogliere molto meno rispetto a quanto semina: lo testimonia il dato clamoroso degli expected goal in queste prime quattro partite di campionato del 2020. Perché la squadra di Fonseca ha incassato tutti e 5 i gol che ha meritato di prendere e purtroppo segnato meno della metà degli 11 gol che avrebbe meritato di segnare, secondo le statistiche. Se le conclusioni fossero state all'altezza delle aspettative, oggi la Roma sarebbe a 47 punti, uno dietro alla coppia di testa Juventus e Inter e 3 sopra la Lazio. Invece la classifica dice ben altro e per andarsi a conquistare uno dei posti utili per la Champions League - e soprattutto i ricavi che tale partecipazione garantisce - non si può perdere ulteriore terreno.

Il Sassuolo è squadra multiforme, capace di slanci tecnici e tattici imprevedibili (e rognosi dunque da limitare per qualsiasi squadra) come anche di aprirsi troppo generosamente ad avversari più dotati tecnicamente. Fa parte della natura ottimista del suo bravissimo allenatore, uno che è emerso dalla palude della Lega Pro proprio per la forza rivoluzionaria delle sue idee, le stesse che ovviamente ogni volta che perde una partita gli vengono rinfacciate, con quell'acredine tipica degli scettici che vivrebbero solo delle loro certezze e che bollano come eretico chi persegue strade nuove. Ma il calcio italiano ormai la sua strada l'ha presa. Oggi al Mapei grazie a De Zerbi e Fonseca sicuramente vedremo gran calcio. È già questo un motivo per stare a guardare.