Un girone fa c'era un mondo capovolto. La Roma cominciava il suo campionato col Genoa affidandosi a un allenatore che affascinava e insieme spaventava i tifosi in ragione e per timore del suo (presunto) integralismo, soprattutto perché gli era stata affidata una squadra che pareva addirittura indebolita dal mercato, visto che l'unico elemento di novità, all'alba della prima giornata di campionato, sembrava essere Pau Lopez: Smalling era ancora nei pensieri di Petrachi, Mancini era già stato bocciato, Veretout un oggetto misterioso sempre fermo ai box, Diawara la sòla rifilata da De Laurentiis per pagare meno Manolas, Mkhitaryan un profilo da ammirare guardando la Premier e via banalizzando.

Di fronte una squadra con dietro un popolo rigenerato dalle felice intuizioni del presidente Preziosi, dall'allenatore del miracolo empolese Andreazzoli (che però a Roma aveva lasciato un ricordo meno entusiasmante) alla ciliegina sulla torta dell'aiacide Schone, con una coppia d'attacco giovanissima ma promettentissima (Pinamonti e Kouamé) e la regia mancina dell'illuminato capitano Criscito.

Segnarono proprio questi ultimi tre, approfittando della generosità della coppia di centrali Fazio e Juan Jesus, ribattendo colpo su colpo alle reti di Ünder, Dzeko e Kolarov (che litigò platealmente con Pellegrini per la paternità di una punizione), confezionando alla fine un pareggio che sembrava confermare quanto di buono si diceva del Genoa e quanto di pericoloso si temeva di Fonseca e del suo gioco troppo offensivo.

Genoa e Roma tornano oggi ad affrontarsi (stadio Ferraris, ore 18) per la prima giornata del ritorno, ma da un girone all'altro è cambiato tutto: Andreazzoli ad ottobre è stato esonerato e pure il suo sostituto, l'innovativo Thiago Motta, è già stato mandato via e al suo posto è arrivato Nicola, uno che non guarda troppo al sodo come ricorda bene proprio la Roma che lo scorso anno fu sconfitta a Udine subendo l'unica occasione da rete di una squadra impostata solo per non prenderle proprio dal neoassunto Nicola (che con la Roma ha altri quattro precedenti, tra Livorno e Crotone, in cui però non rimedò neanche un punto). I tre che hanno segnato per il Genoa stasera non ci saranno: Criscito è squalificato Kouamé infortunato e Pinamonti in partenza, così davanti sarà rispolverato l'usato garantito dell'ex laziale Pandev e dell'ex romanista Tonny Sanabria, uno dei colpi a salve sparato da Sabatini ai tempi del suo idillio con Pallotta.

E la Roma? Fonseca ha confermato anche giovedì la sua versatilità, sorprendendo tutti con uno schieramento tattico cambiato solo in funzione del particolare gioco del Parma, quasi tutti i nuovi (tranne purtroppo gli infortunati) si sono integrati e sono titolari o quasi, tanto che rispetto alla gara d'andata la difesa sarà completamente nuova, il centrocampo quasi e solo l'attacco sarà probabilmente lo stesso, con Ünder e Kluivert ai fianchi di Dzeko (con l'ex Perotti ai box mentre l'altro, Zaniolo, che passò giovanissimo in rossoblù, è in convalescenza). Di là oltre a Sanabria c'è anche Destro in panchina, reduce dal fallimento di Bologna.

Genova per noi è sempre stato tanto e un giorno è stato tutto, quando Pruzzo inforcò Martina e segnò il gol che valse lo scudetto. Era l'8 maggio 1983 e la Roma in un giorno tornò grande e da allora, praticamente, lo è sempre stata. Anche la partita di oggi rappresenta un crocevia perché è la prima gara di un tris di partite che probabilmente può cambiare il destino di questa stagione. In rapida successione (e rigorosamente nell'oscurità, a qualcuno in Lega non piace che la Roma si muova alla luce del giorno) Genoa, Juventus e Lazio, stasera alle 18, mercoledì alle 20,45 allo Stadium, domenica alle 18 il derby. Tre vittorie ci manderebbero in paradiso, tre sconfitte nelle fiamme dell'inferno. Tutto quello che c'è di mezzo andrà gestito.