Di queste feste di Natale ricorderemo la Roma applaudita e applaudente alla ripresa al Tre Fontane di fronte ai suoi tifosi, un vecchio bomber in lacrime per gli insulti dei suoi antichi adoratori, qualche inutile lusinga di mercato e praticamente un nuovo presidente. Ma per fortuna stasera si torna in campo: la squadra di Fonseca è bella e concreta, ci ha lasciati nel 2019 con la trionfale esibizione di Firenze - una sorta di cerimonia di purificazione sul campo dove l'anno era iniziato con la brutale e choccante eliminazione in Coppa Italia - e torna alle 20,45 contro il Torino per chiudere la prima delle due manche in cui è stata suddivisa la penultima giornata del campionato di serie A.

Andando verso Firenze tutti i tifosi giallorossi sapevano che se Fonseca avesse riportato tre punti a casa le prospettive del nuovo anno sarebbero state assai interessanti. Ecco perché quella vittoria è stata così festeggiata. E ora basta dare un'occhiata alla classifica per rendersi conto che dagli incroci di queste ultime due giornate prima del giro di boa qualcosa nel destino della Roma potrebbe davvero cambiare: e se vinci stasera caricando il Toro rendi ancora più solide queste speranze. Perché la giornata prevede (oggi 12,30) la trasferta della Lazio sul campo del Brescia, rigenerato dal ritorno di Corini, mentre domani, nel giorno dell'Epifania, la Juventus affronterà in casa il Cagliari rivelazione e l'Inter giocherà al San Paolo contro il Napoli di Gattuso. Nessuno ha il compito facile, neanche la Roma, e dopo le soste natalizie le sorprese non mancano mai. Speriamo non arrivino dall'Olimpico. A oggi la classifica prevede Juve e Inter salde al comando, e le romane subito dietro. E domenica prossima, per l'ultima del girone, all'Olimpico arriverà proprio la Juventus: e quanto sarebbe suggestivo affrontarla con le distanze ulteriormente ridotte.

Anche l'anno scorso la Roma affrontò il Torino dopo la (più lunga) pausa natalizia. Era il 19 gennaio, finì 3-2 per la Roma, con reti di Zaniolo (due volte a terra, due volte al tiro nella stessa azione) e Kolarov, il momentaneo pareggio di Rincon e Ansaldi, il gol della vittoria siglato da El Shaarawy prima di un finale palpitante, una delle tante partite della squadra di Di Francesco, che attaccava sempre e si scopriva troppo. Ma in un modo o nell'altro la vittoria arrivò e sembrò certificare il rilancio di una squadra che aveva vissuto un brutto momento. Invece poi ci fu il 3-3 di Bergamo (dal vantaggio di 3-0) e la batosta di Firenze a segnare definitivamente la stagione. Col Torino la tradizione è favorevolissima: quella granata è la squadra più battuta dalla Roma nella sua storia (64 volte fino a oggi). Nelle ultime 32 partite sono arrivate 21 vittorie e 2 sole sconfitte e all'Olimpico il risultato è favorevole da 9 stagioni. Ecco perché ieri in conferenza stampa Mazzarri - fiaccato anche dalle otto assenze denunciate, due di più di quelle di Fonseca - ha furbescamente parlato di trasferta proibitiva. Sono due anni che il tecnico toscano sta con Cairo e adesso sembra arrivato a fine ciclo. Aveva cominciato la sua stagione il 4 gennaio del 2018, prendendo il posto di Sinisa Mihajlovic, condannato da un derby giocato troppo allegramente. E dopo un'estate di belle speranze si ritrova oggi, a metà stagione, in mezzo a una crisi di risultati che la sconfitta dell'Olimpico renderebbe ancora più amara.

Lo prese Petrachi che invece oggi è alla Roma e si gode il suo bel momento di gloria, sereno dopo l'ottimo lavoro svolto e già impegnato sul futuro. Chissà se saluterà Cairo, il presidente del Torino con cui si è lasciato malissimo, con strascichi sistemati dagli avvocati e un'indagine federale pendente. Hanno passato insieme dieci anni, l'offerta della Roma mise in crisi un rapporto che era comunque già logoro. Quella che vedremo stasera in qualche modo è ancora la sua squadra, speriamo non faccia scherzi.