Parlami d'amore... Amadou. L'uomo arrivato in sordina la scorsa estate, chiamato a rinfoltire le fila del centrocampo giallorosso, adesso è molto più che un semplice gregario. Con Veretout (i due sono sbarcati a Roma a poche ore di distanza ad agosto), Diawara forma la cerniera mediana, quella necessaria e fondamentale nel raccordo tra difesa e attacco. Ma se il francese veniva indicato fin da subito come un titolare fisso nell'undici di Paulo Fonseca, il guineano si è rivelato un'autentica sorpresa. Complice l'infortunio di Cristante (arrivato peraltro due settimane dopo la lesione al menisco dell'ex Napoli), il ventiduenne nelle ultime sette partite è sempre stato titolare e non è mai stato sostituito. Tra campionato ed Europa League ha fornito prestazioni ottime, mettendosi in luce come un eccellente recuperatore di palloni, ma non solo.

Le geometrie non gli sono mai mancate, e questo era noto fin dai tempi di Bologna. Ma il biennio a Napoli, in cui era chiuso dai vari Hamsik, Allan e Fabian Ruiz, complici gli infortuni, non era stato esaltante. Ma le prestazioni contro lo Shakhtar Donetsk di Paulo Fonseca in Champions erano rimaste negli occhi del portoghese: quando il Napoli si è presentato a Trigoria con l'offerta per Manolas, i giallorossi non si sono lasciati sfuggire l'opportunità di regalare all'allenatore il prezioso equilibratore che veste il numero 42.

In molti hanno storto il naso, come spesso capita da queste parti quando c'è da commentare le operazioni di mercato della Roma, ma Amadou ha fatto cambiare idea ben presto anche ai più scettici. Spirito di sacrificio, dinamismo, abilità in fase di interdizione e di impostazione gli hanno permesso di scalare ben presto le gerarchie. Nel centrocampo a due di Fonseca, l'ex Napoli è colui al quale si chiede di abbassarsi sulla linea difensiva per costruire l'azione. Di rado Diawara e Veretout si trovano sulla stessa linea, e quando questo accade il tecnico corregge immediatamente le cose: Amadou deve aiutare Mancini e Smalling posizionandosi di fatto come una sorta di terzo centrale, mentre Jordan occupa una posizione più avanzata, che rende anche più facile l'eventuale passaggio da parte del compagno.

I numeri parlano chiaro

Nel primo tempo al Franchi Diawara ha commesso un paio di errori, ma con il passare dei minuti è cresciuto, risultando alla fine tra i migliori in campo. Non una novità, di questi tempi: già a San Siro contro l'Inter si era messo in mostra, così come contro Brescia, Verona, Wolfsberger e Spal. Considerando questi primi quattro mesi di partite ufficiali Amadou ha una percentuale di passaggi riusciti dell'87,4%. Contrasta e sporca un'infinità di palloni giocati dagli avversari, ma sa anche cucire egregiamente il gioco. Non a caso, contro la Fiorentina è stato il giocatore con il maggior numero di passaggi riusciti: 53; nessuno ha fatto meglio.

Senza dimenticare che si è trovato spesso a fare i conti con Castrovilli, nettamente il migliore della squadra viola, un giocatore dal cambio di passo e dalle doti tecniche notevoli. Il numero 42 però non si è fatto intimidire: forte dei suoi due contrasti riusciti a partita (e 1,6 passaggi intercettati in media ogni 90'), si è messo in cabina di regia, da cui non disdegna la verticalizzazione per l'inserimento del trequartista di turno.

E nella Roma che fa gruppo e proprio da questa unione di intenti trae la sua forza, Diawara si è ritagliato uno spazio importante. Lavora sodo quotidianamente, è benvoluto da compagni e staff tecnico e non intende fermarsi. «Abbiamo chiuso l'anno in bellezza, daje Roma», ha scritto ieri sul suo profilo Instagram a corredo di alcune foto della sfida del Franchi. Inoltre ha pubblicato due stories corredate da un cuore giallo e uno rosso: la prima ritrae l'esultanza a fine gara sotto il settore ospiti, l'altra è la foto di squadra di rito prima del fischio d'inizio. Segnali importanti da parte di un ragazzo che si è messo a disposizione fin dal primo giorno e che, pian piano, sta raccogliendo i frutti del suo lavoro.