Reazione è una delle parole chiave della Roma targata Fonseca. Domenica è andata in scena l'ultima in ordine di tempo: a un risultato palesemente ingiusto, quello 0-1 sul quale la squadra è scesa negli spogliatoi, ribaltato con un secondo tempo maiuscolo. Reazione c'è stata anche agli infortuni, nel periodo in cui il gruppo è stato messo a dura prova dai continui ko che lo hanno decimato, soprattutto fra ottobre e novembre. Per non parlare di qualche arbitraggio più che discutibile, di fronte al quale la Roma anziché piegare la testa come avveniva in passato l'ha alzata dimostrando di essere più forte di qualsiasi genere di avversità.

E reazione è anche e soprattutto il marchio di fabbrica impresso dal tecnico portoghese sugli undici che entrano in campo a inizio ripresa. Non può essere casuale che in campionato già dieci gol (sui ventinove totali) in sedici partite siano arrivati nel primo quarto d'ora del secondo tempo. Quasi sempre dopo una prima frazione giocata al di sotto delle aspettative. Come se la scossa di Fonseca nell'intervallo arrivasse con la carica di un fulmine e portasse al corto circuito l'apatia iniziale.

Quanto accaduto con la Spal circoscrive in realtà l'episodio meno indicativo, perché la Roma era entrata in campo bene fin dall'inizio e solo per una serie di circostanze fortuite si era trovata in svantaggio. Eppure proprio domenica scorsa è arrivato il primo capovolgimento di risultato stagionale, il primo dell'ultimo triennio se si prendono in esame i punteggi parziali dei due tempi. Ma fin dalla prima giornata, quel rientro dagli spogliatoi è stato caratterizzato da una marcia in più.

Al debutto contro il Genoa ci pensa il mancino vellutato di Kolarov al 49' a riportare i giallorossi in vantaggio, dopo una prima parte in balia delle disattenzioni difensive di un reparto che deve ancora registrarsi ai dettami del nuovo tecnico. Ancora il serbo, sempre su punizione e al 49' della ripresa suona la carica a Bologna. A Lecce tocca a Dzeko sbloccare il match al 56' dopo un primo tempo condizionato da un rigore non concesso. È invece Zaniolo a piegare il Milan al 58', dopo l'inopinato pari provvisorio di Hernandez. A Udine la squadra va in vantaggio ma resta in dieci per il rosso a Fazio: nessuno si fascia la testa e al rientro i gol diventano prima due (Smalling al 51') e subito dopo tre (Kluivert al 54'), ma saranno 4 alla fine.

Col Napoli Kolarov sbaglia dal dischetto e l'inerzia di un match dominato sembra sbandare a fine primo tempo, ma al 55' Veretout rimette le cose a posto. Col Brescia l'inizio è balbettante, ma dopo l'intervallo Smalling al 49' e Mancini al 57' preparano il decollo verso il 3-0 finale. Infine Pellegrini (anche se la Lega dice Tomovic) ripristina il giusto verso con la Spal, al 53'. Nel quarto d'ora accademico griffato Fonseca.