In occasione degli ‘Oscar dello Sport Italiano', premio giunto alla quattordicesima edizione e organizzato dall'ASI (Associazioni Sportive e Italiane) è stata premiata l'AS Roma. La premiazione si è tenuta nel Salone d'Onore del CONI, alla presenza del presidente Giovanni Malagò.

Il club giallorosso è stato insignito del riconoscimento, con il 46% dei voti della giuria, nella categoria "Premio Gesto Etico", per la storia di Abdullahi Nura, l'ex terzino nigeriano, arrivato all'età di diciassette anni dallo Spezia quattro anni fa, che ha dovuto appendere gli scarpini al chiodo per problemi cardiaci.

La Roma ha infatti deciso di non abbandonarlo, inserendolo all'interno della società. Il premio, intitolato a Fabrizio Quattrocchi, agente di sicurezza assassinato nel 2004 in Iraq, è stato consegnato al dirigente giallorosso Morgan De Sanctis, in rappresentanza del club. Queste le sue parole:

"Sono felice di essere qui e di questo premio perché conosco bene la sfortunata storia di Nura. Arrivò nel 2015, quando l'allenatore era Rudi Garcia e io ero ancora un giocatore della Roma. Ci accorgemmo subito del suo talento: ricordo bene una partita di allenamento a Trigoria tra la prima squadra la Primavera, quando i giocatori convocati in nazionale erano assenti. Nel primo tempo la squadra di Alberto De Rossi era in vantaggio per 3-0, Nura segnò due gol e fece l'assist per il terzo. Allora Garcia all'intervallo lo spostò nella prima squadra e la partita finì 3-3. Ma anche quando giocammo contro il Barcellona e contro il Leverkusen in Youth League, sia Rudi Voeller sia Luis Enrique a fine partita si fermavano a chiedere chi fosse quel ragazzo. Nura è un ragazzo che purtroppo ha vissuto delle vicissitudini fisiche: prima la rottura del legamento crociato, poi un anno e mezzo fa gli è stata diagnosticata una ipertrofia del muscolo cardiaco. A febbraio di quest'anno si è capito che non poteva più ottenere l'idoneità sportiva. La Roma l'ha sostenuto in questo percorso travagliato e ribadisco che poteva rescindere il contratto ma non l'ha fatto, perché aveva capito il dramma umano e sportivo di un ragazzo giovanissimo. Insieme a lui e ai suoi procuratori abbiamo pensato questo percorso fuori dal campo. E alla fine di novembre, ben nove mesi dopo la scadenza del suo contratto, abbiamo fatto la rescissione e lo abbiamo inserito nella società affidandogli un ruolo di scout nelle giovanili, e ha iniziato a farlo sotto l'occhio vigile di Bruno Conti. Siamo molto contenti di questa scelta, e vorrei sottolineare che ora riveste il ruolo di ambasciatore in Africa e in Nigeria con Roma Cares. La Roma non è solo un club calcistico, ma è anche qualcosa in più, è molto attiva a livello sociale. Che poi io sono soltanto uno degli ultimi arrivati e mi sento quasi imbarazzato nell'esprimere la grandezza di questo club, che è un onore per i romani e per i romanisti. La Roma è grande, non solo per la storia di Nura. Ribadisco il ringraziamento della Roma per questo riconoscimento giusto per un ragazzo che non doveva essere abbandonato.