Antonucci, Mkhitaryan e Zaniolo. In rigoroso ordine alfabetico. Sono loro ad aver dato seguito ieri alla serie di iniziative sociali organizzate in giro per la città dalla Roma, in collaborazione con Roma Cares. Dai dirigenti a Fonseca ai giocatori, tutti i protagonisti hanno portato un sorriso ai meno fortunati o ai più giovani, fra ospedali, parrocchie e scuole. La delegazione composta dai tre giallorossi ha fatto visita all'oratorio di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca.

Tra i presenti anche il Ceo Fienga, che ha però lasciato la scena ai giocatori. Il mattatore è stato Zaniolo, che ha fatto il pieno di selfie con i tanti bambini presenti, cui è stata concessa la possibilità di porre domande ai propri idoli. A Nicolò viene chiesto come si sentirebbe se dovesse lasciare la Capitale. «Sarei molto triste perché è una città e una società che mi hanno dato tanto. Non ci voglio pensare. Ora come ora sto bene qui e non vedo perché cambiare».

Sta talmente bene Zaniolo, che la Roma è diventata qualcosa in più della società per cui lavora, quei colori se li porta dentro: «Segnare all'Olimpico è un'emozione indescrivibile e che ha ogni ragazzino. Non dimenticherò mai la doppietta con il Porto. Ti riempie l'orgoglio giocare all'Olimpico. Ringrazio i tifosi che ci stanno supportando. Da bambino pensavo a divertirmi e basta. In carriera ho avuto più delusioni che gioie, ma bisogna sempre crederci. Da piccolo simpatizzavo Juve, ora tifo Roma».

Il 22 che porta sulle spalle lo deve al suo idolo da bambino: «Kakà. Il mio numero di maglia è ispirato a lui». Poi rende il giusto merito a Fonseca: «È un grande allenatore, è diretto e dice le cose in faccia, miglioriamo sempre lavorando. È il tecnico giusto per noi». E quando gli chiedono delle ripetute panchine di Florenzi, mantiene il rispetto dei ruoli. «Sono scelte del mister, se non lo mette avrà i suoi motivi». Gli fanno eco gli altri due attaccanti presenti: «Ogni giocatore vorrebbe giocare sempre. A volte c'è bisogno di riposare», dice Mkhitaryan. Ancora più diplomatico Antonucci: «Arriverà il suo momento. Non siamo noi a fare le scelte».

L'idolo dell'armeno è stato Zidane, quello del romano Neymar, ma questo è il tempo di un altro fenomeno. «Ho giocato al Camp Nou contro Messi, lui è un alieno. È stato difficile per me affrontarlo, ma lo è stato anche per il Barça quando è venuto all'Olimpico», rivela con un pizzico d'orgoglio Micki. Sarà stata anche quella gara leggendaria a condizionare la sua scelta. «Prima di venire qui non capivo il contesto. Sono molto orgoglioso di farne parte. Tifavo Arsenal, ma ora sono della Roma».