Mentre a Milano qualcuno lo rimpiange amaramente, nella Capitale Fonseca si affida ancora a lui. Edin Dzeko è il leader di questa Roma che tanto ha rinnovato prima del fischio d'inizio di questa stagione, ma non il suo centravanti, che viaggia verso i 34 anni ed è ancora il giocatore più importante della rosa. Era destinato all'Inter in estate, ma alla fine è rimasto, perché convinto da tecnico, dirigenti, compagni e tifosi. E ha ripagato tutti, anche il contratto importante che ha firmato, con un'estate esemplare, come il professionista che è e un autunno da trascinatore. Si è sacrificato, ha giocato con la frattura allo zigomo e l'intervento subito ancora freschi. Oggi Fonseca si affiderà ancora a lui al centro dell'attacco, per forza (vista l'assenza di Kalinic e l'importanza della sfida in terra tedesca) e per convinzione.

Salvo sorprese e scelte diverse del tecnico portoghese, al Borussia Park il bosniaco lascerà la fascia da capitano a Florenzi e tornerà sui campi della Bundesliga, il campionato dove ha segnato con più frequenza. Il Moenchengladbach l'ha già trafitto tre volte con la maglia del Wolfsburg e con i neroverdi, con quattro vittorie e due pareggi negli incroci, è anche imbattuto (scongiuri leciti). E lo farà nella competizione dove è il capocannoniere, neanche a dirlo, della Lupa e nella coppa europea dove ha meno presenze (in Champions ne ha collezionate 55 segnando 22 gol) ma la media realizzativa più alta (13 gol in 23 partite da quando si chiama Europa League, più 4 reti e 9 presenze nella vecchia Coppa Uefa), visto che segna un gol ogni due partite. E nell'ultima partita non ha segnato.