Sta maturando a velocità non comuni per un ventenne. L'inizio della sua carriera assomiglia più o meno a quando si dimena sul filo del fallo laterale facendo a sportellate con il difensore avversario e poi se ne va come un treno. Il treno dei desideri. Che però nella Capitale non va per niente all'incontrario, anzi, ha imboccato la strada giusta. Altro che. Nicolò Zaniolo sta facendo innamorare tutti, a suon di prestazioni, a suon di numeri e piccoli e medi record. Non bastava la trafila in comune con De Rossi, con quella particolarità tutta da predestinato di esordire tra i professionisti prima in Champions League che in Campionato, perché Nicolò a febbraio scorso è diventato il più giovane italiano ad aver segnato una doppietta nella moderna Champions League con i due gol al Porto nell'andata degli ottavi di finale.

E, inarrestabile, si è andato anche a infilare in una speciale classifica che ha un grande significato per il club giallorosso. Nella partita contro l'Udinese, il ragazzo prodigio scartato da giovanissimo dalla Fiorentina e da baby talento dall'Inter, ha segnato il gol numero 10 a 20 anni e 121 giorni, diventando il quinto romanista più giovane di sempre ad arrivare in doppia cifra in tutte le competizioni. La graduatoria degli astri nascenti della Roma è guidata, neanche a dirlo, da Francesco Totti, che raggiunse questa quota a 19 anni e 69 giorni, seguito da un'altra leggenda come il fornaretto Amedeo Amadei (che aveva 19 anni e 93 giorni). Zaniolo però con quell'aria da bambino ha scalzato un'altro talento assoluto del calcio italiano e romanista come Antonio Cassano, che occupava il quinto gradino con 20 anni e 142 giorni. Completano la classifica il terzo e il quarto, rispettivamente Giancarlo Bacci (19 anni e 246 giorni) e Dante Di Benedetti (19 anni e 328 giorni).

«Esemplare fin dal primo giorno», ha detto di lui Paulo Fonseca rispondendo indirettamente a coloro i quali avevano messo in dubbio la bontà del percorso di Zaniolo nella Roma. Perché qualche errore di gioventù l'hanno commesso tutti, l'importante è riconoscerlo. E imparare. E Nicolò sta imparando, anche in fretta. Ha intorno la sua famiglia, che sarà sì social ma anche quadrata, con tutto l'amore reciproco che sprizza da ogni pixel tra il numero 22 che aveva come idolò Kakà al quale sembra aver rubato la falcata, sua madre Francesca e sua sorella minore. Oltre che la dolce metà Sara, con la quale sta attraversando questa sua fase di lancio nel calcio astronomico. E ci mancherebbe, poi, che l'amore sia un problema. Che sia un problema quel bacio allo stemma con la lupa e i due gemelli. Zaniolo se la sta godendo tutta questa maturità in agguato. I piedi lui li tiene per terra e la testa sulle spalle, complice l'esperienza di suo padre Igor, che ha fatto il calciatore e di questo sport conosce tutto. Gli hanno detto che era troppo esuberante in campo, con quella voglia di imporre il suo fisico, che conveniva rallentare un minimo, anche considerando un'attitudine piuttosto consolidata degli arbitri in questa stagione, quella del cartellino fin troppo facile nei confronti dei romanisti (se dovesse rimediare un giallo nella prossima partita sarebbe il quarto in Campionato e entrerebbe in diffida). E lui ci sta lavorando, per continuare a rendere al massimo, che venga impiegato come trequartista o esterno (ruolo su cui stanno insistendo tutti i suoi allenatori), per rendere ancora perfette le sue serate. E quelle dei romanisti.