Dopo giorni, o meglio ancora settimane, di silenzio torna a farsi sentire ufficialmente sulla vicenda stadio il Comune di Roma. E tutto per l'insistenza sospetta di Cristina Grancio, consigliera capitolina espulsa dal Movimento 5 Stelle proprio per le sue posizioni su Tor di Valle. La capogruppo del Misto in Assemblea capitolina e vicepresidente della Commissione Urbanistica, aveva lunedì scorso annunciato di aver diffidato il vice direttore generale di Roma Capitale, Roberto Botta, e la dirigente del Dipartimento Urbanistica, Cinzia Esposito, ai quali era stata formalmente presentata richiesta di ottenere copia della bozza di Convenzione inviata dagli uffici del Comune a Eurnova. "Ho presentato - ha scritto la Grancio in una nota stampa - formale diffida nei confronti del vice direttore generale di Roma Capitale e del dirigente del dipartimento urbanistica che mi hanno negato di accedere al testo della convenzione urbanistica per l'attuazione dello stadio di Tor di Valle, atto che lo stesso vice direttore ha inviato, con la propria pec, alla società proponente dell'impianto. La ‘casa di vetro' di Virginia Raggi diventa sempre più opaca e questo ulteriore episodio conferma che di questo stadio si discuterà ancora a lungo, ma a piazzale Clodio".

Parole di fuoco che non sono passate inosservate ed inascoltate a Palazzo Senatorio. Ed ecco quindi la risposta ufficiale dell'amministrazione capitolina. La procedura di accesso agli atti non è ancora conclusa: così in sintesi il Campidoglio ha risposto alla consigliera di opposizione. In merito alle dichiarazioni della Grancio, il Campidoglio ha voluto precisare che "le notizie riportate risultano essere non vere e inesatte in quanto la procedura di accesso agli atti è ancora in corso e non si è ancora conclusa". Quindi "quanto riportato dalla consigliera non risponde all'attuale stato degli atti". Inoltre, il Campidoglio ha sottolineato che "il Regolamento per il diritto di accesso ai documenti e alle informazioni prevede tempi e modalità precisi, anche per l'accesso dei consiglieri per l'esercizio del mandato degli organi elettivi". Insomma nessun veto o censura. Del resto la sindaca e la sua giunta sembrano piuttosto fieri della proposta di Convenzione inviata ai privati, e quindi non vi è motivo di tenere nascosto il testo. Chi invece continua a nutrire dubbi sul progetto è l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino, che abbiamo avuto modo di intervistare nel corso della trasmissione Inside su ElleRadio: 

"Con il progetto attuale - ha detto il Professor Marino in collegamento da Filadelfia - si è persa la visione ed anche l'aderenza alla legge. Noi avevamo accettato la proposta della Roma e di James Pallotta di realizzare uno stadio privato, ma eravamo rigidi sull'interesse pubblico. Che per noi significava che lo stadio andava benissimo ma doveva offrire qualcosa di più a tutta la città. Rispetto al progetto che ci fu presentato chiedemmo ed ottenemmo oltre 300 milioni di euro di opere pubbliche a spese dei privati. Avevamo poi aggiunto qualcosa che avrebbe cambiato la visione del quadrante della città: le torri di Libeskind, che con passione e studio avevamo immaginato come tre capolavori. Tutto questo si è perduto". Non solo però parole dure, perché Marino è ancora consapevole dell'importanza dell'investimento per la città. "Il progetto - ha infatti aggiunto - mi sembra si sia arenato e questo è un danno non solo per la Roma, ma per tutta Roma. io credo che la presenza di progetti e di impianti nuovi sia un beneficio per la città. Muoverebbe finanziamenti e creerebbe posti di lavoro. Lascerebbe poi un segno architettonico importante e significativo".