Dai campi spellati di Barreiro al prato verde dell'Olimpico: il documentario "Fonseca Story" ripercorrere la storia del tecnico della Roma dai suoi esordi in Portogallo fino al suo arrivo nella Città Eterna. Il Romanista è andato alla scoperta dell'uomo Fonseca prima che del tecnico intervistando amici, dirigenti, ex calciatori e compagni di squadra del tecnico nato in Mozambico. Il docufilm è stato presentato in anteprima al Roma Club Testaccio. E non c'era modo migliore per entrare nel cuore dei romanisti che passare per il cuore del romanismo.

Paulo Fonseca, impegnato a Udine con la Roma, non era presente alla serata ma ha inviato un video-messaggio: "Ciao a tutti! Ho visto il documentario e ringrazio i giornalisti de 'Il Romanista' perché hanno realizzato un lavoro molto interessante. Penso di non meritare una così grande attenzione, ma sono molto felice perché attraverso questo docufilm ogni tifoso della Roma può conoscere qualcosa in più sulla mia storia. Daje Roma!". Poi trentasei minuti in cui sono condensati quattordici anni di carriera da tecnico di Paulo Fonseca accolti dalla sala con un lungo applauso. Marco Abreu, amico e procuratore di Paulo Fonseca, ha parlato durante la presentazione: "Dopo l'esperienza negativa con il Porto era un po' giù di morale. Ma Paulo conosce le sue capacità e sapeva che al Pacos avrebbe lavorato bene ed era il luogo per ritornare al meglio come allenatore".

Abreu lo ha accompagnato dagli esordi ed è più di un semplice procuratore: "Conosco Fonseca da tanto e l'ho portato io all'Aves, sono il suo agente e un suo grande amico. Con lui anche i calciatori che non giocano tanto riescono a vedere il suo lavoro e le sue idee. Li fa sentire importanti e tutti vanno nella stessa direzione. È una persona che lavora tanto". Nel corso del documentario André Leao, giocatore di Fonseca ai tempi del Braga, racconta di un suo particolare rituale durante quella stagione che portò il club alla conquista della coppa di Portogallo: Fonseca tenne per tutto il campionato un paio di calzini che riteneva fortunati. Abreu però ci tiene a chiarire che non è un tecnico particolarmente superstizioso: "Ha alcuni rituali che fa sempre e tiene per lui, ma punta di più sul lavoro". E Abreu lo ha seguito anche quando Paulo ha lasciato il clima mite del Portogallo per andare ad allenare lo Shakhtar Donetsk. Finito il ciclo ucraino, Abreu lo ha accompagnato anche nella sua avventura a Roma: "Paulo si trova molto bene qui, gli piace la città e la passione dei tifosi. Per lui le partite in casa sono fantastiche. Allenare la Roma è una cosa speciale". Con lui anche la giornalista portoghese Claudia Garcia: "A Roma è felicissimo e ha apprezzato molto questo lavoro", ha concluso.