Non si ferma il lavoro per giungere ad una positiva conclusione sulla Convenzione Urbanistica per il nuovo stadio della Roma. Dopo l'incontro della scorsa settimana è probabile che le parti tornino a consultarsi già in questi giorni, anche se non è stato ancora ufficialmente calendarizzato alcun incontro. Il clima è stato, come raccontato, positivo e le parti si sono lasciate con l'implicita promessa di fare presto. Per la Roma, che investe sul progetto da quasi otto anni, dal febbraio del 2012, forse basterebbe che finalmente si "facesse" qualcosa, che non si rinviasse ancora una volta una decisione che ormai appare ineluttabile.

Cosa nota anche nelle stanze del Campidoglio, dove la sindaca e la sua giunta da tempo pare abbiano preso coscienza di come non si possa più negare alla Roma quello che a tutti gli effetti è un diritto acquisito. In primis sul piano giuridico ed economico. L'approvazione del progetto in Conferenza dei Servizi, datato ormai quasi due anni, costituisce un punto di non ritorno nell'iter burocratico amministrativo. La riforma dell'istituzione delle Conferenze decisorie voluta dall'allora ministra Marianna Madia, infatti ha tra le altre cose previsto che le decisioni adottate in questa sede costituiscano di fatto "adozione di Variante". Solo questo basterebbe. Alle ragioni "tecniche" vanno però aggiunte quelle politiche, di cui non possiamo non tenere conto. Ragioni che impongono all'amministrazione capitolina, stretta tra scioperi, guai vari e polemiche interne, a centrare un qualche obiettivo strutturale. Ed oggi l'unico realmente realizzabile per Virginia Raggi è proprio lo Stadio della Roma. Saranno quindi giorni importanti, ma non determinanti. Per una sola e semplice ragione: non ci sono alternative possibili. Lo stadio si deve fare.