Genova per lui è il ricordo indelebile di una lunghissima vigilia passata a macerarsi nella prospettiva di lasciare il giardino dell'Eden (anzi, dell'Edin) della Roma e di una complicatissima partita giocata col cuore spaccato a metà e culminata poi con un gol rabbioso (su assist di un giovanissimo Antonucci, appena entrato per la solita, cronica mancanza di alternative disponibili della Roma di metà stagione, a dispetto di rose extralarge) a ristabilire un equilibrio davvero non semplice da trovare. Genova per lui è quel recupero della terza giornata del campionato di serie A di una stagione (la 2017-2018) che Dzeko vivrà con l'anima in tumulto per il vortice d'emozioni che ogni evento quell'anno riusciva a scatenare.

Genova per lui è quel Sampdoria-Roma che non si poté giocare per via di un nubifragio settembrino e si recupererà nell'umidità di una freddissima sera di gennaio, quattro giorni prima della gara di ritorno che poi si disputerà all'Olimpico. Genova per lui è soprattutto i giorni che precedettero la gara del 24 gennaio 2018, le notizie che si affastellavano sull'ormai imminente cessione al Chelsea, quella trattativa che stranì i tifosi romanisti e si dipanò tra Londra, Trigoria, Milano, Sedriano, Cornaredo e Genova. A Milano la Roma giocò il 21 gennaio, dopo la sosta, ma durò solo un tempo che bastò almeno a garantirle un pareggio insperato contro la ben più combattiva Inter di Spalletti. Era la Roma che alternava scintillanti prestazioni (soprattutto in Champions League) a preoccupanti black-out (come l'eliminazione in casa in Coppa Italia col Torino di Mihajlovic). Il calendario prevedeva tre giorni dopo il recupero della terza giornata a Genova e Di Francesco decise di restare in ritiro nel Nord Italia, così la società stabilì a Cornaredo il quartier generale per un paio di giorni prima del trasferimento in Liguria e a Sedriano il campo dove svolgere le sedute di allenamento, classico hinterland milanese. Proprio in quelle ore, un'offerta recapitata dal Chelsea di Conte su Dzeko, all'interno di una trattativa già avviata per Emerson Palmieri, fece vacillare Monchi e la Roma tutta.

@LaPresse

Martina, l'agente del bosniaco, si precipitò nel ritiro giallorosso e la sua immagine a colloquio con Dzeko, rilanciata dalle telecamere di Sky, fece il giro d'Europa. Sembrava il preludio all'addio dell'attaccante che solo qualche settimana prima aveva illuminato la notte di Champions proprio a Stamford Bridge con due reti di folgorante bellezza. Ma Di Francesco si mise di traverso e Dzeko ad andar via proprio non ci pensava. Proprio come farà Fonseca l'estate di diciotto mesi dopo, Difra lavorò di fino sotto il profilo psicologico. Nella conferenza stampa della vigilia della sfida di Genova fu chiaro: «Dzeko? Parliamo di qualcosa che adesso non esiste. In questo momento lui è il nostro centravanti, se poi ci sono altre situazioni io non so che dire. Parlerò con lui e insieme valuteremo se se la sentirà di giocare. Per me non ci sono problemi». La Sampdoria di Giampaolo andava a mille, la Roma di Di Francesco sembrava invece involuta in una crisi di difficile risoluzione (fuori dalla Coppa Italia e in difficoltà in campionato: chi mai pensava che invece in Champions...) e con due dei suoi tre giocatori migliori (Nainggolan, lusingato da offerte cinesi, e Dzeko, combattuto dalla proposta di Conte) frastornati dalle notizie di mercato. Curioso destino, proprio in questi giorni, 21 mesi dopo, Giampaolo e Di Francesco sono i due tecnici di cui il calcio italiano ha sentito il bisogno di liberarsi, Conte allena l'Inter, Spalletti è disoccupato, Radja è al Cagliari, l'unico saldo al suo posto di centravanti della Roma era il più precario quella sera, proprio Dzeko. Genova per lui quella sera rappresentò un'occasione per ribadire la sua volontà: voleva restare a Roma, alla Roma. E a Genova se la riprese.

Alla vigilia, nell'allenamento di rifinitura su quel campetto di Sedriano, senza mai sorridere, scaraventò in rete ogni pallone che passava dalle sue parti. Con una rabbia unica. Togliendo così ogni dubbio a Di Francesco. In campo con la Sampdoria al centro dell'attacco romanista fu schierato proprio Dzeko. E dopo un inizio stentato (sbagliò una buona occasione a inizio gara) Edin ripagò la fiducia con il gol del pareggio che peraltro riequilibrò una partita che la pessima direzione arbitrale di Orsato aveva fortemente condizionato. Il Romanista, che aveva pesantemente contestato la società per l'ipotesi della cessione dell'attaccante, dopo il pareggio di Marassi titolò NON È FINITA. E non finì. Non finì la Roma che poi ricominciò a camminare e ad aprile si tolse la soddisfazione di contendere al Liverpool la finale della Champions di quell'anno e non finì l'avventura di Dzeko alla Roma. Genova per lui adesso è solo ancora un'ipotesi di ballo in maschera che però gli specialisti gli sconsigliano fortemente. A Marassi Dzeko ha giocato e vinto e pure perso altre partite. Ma la prossima in calendario ha un altro sapore speciale. Quest'estate ha vissuto un'altra storia in altalena, cullato dall'idea di andare a lavorare con Conte e la prospettiva di rinsaldare il suo amore per la Roma. Corsi e ricorsi gli mettono davanti nuove sfide, il prossimo è Ranieri, con cui non si lasciò bene (quella rabbia dopo la sostituzione col Parma...). Lui vorrebbe giocare, magari con quella mascherina in fibra di carbonio che rinnoverebbe le suggestioni con Zorro, in una sfida a distanza con Fonseca, l'uomo che lo ha fortemente voluto al centro del suo progetto. Come Di Fra. Come Spalletti. Come tutti.