"Mi scuso se qualcuno si è sentito offeso dalle mie parole. Non era affatto mia intenzione insinuare che il calcio sia uno sport solo per uomini e non adatto alle donne". Queste le dichiarazioni di Petrachi all'Ansa. Spiegando le sue frasi del post partita di Roma-Cagliari ("il calcio non è uno sport per signorine"), il ds ha continuato: "Ero molto arrabbiato perché non era stato convalidato un gol che ritenevo regolare e volevo sottolineare quanto il calcio sia - ed è sempre stato - uno sport fisico e di contatto". "Il calcio è di tutti - ha concluso il ds salentino- e alla Roma siamo molto orgogliosi della nostra squadra femminile e di promuovere il calcio femminile".

La vicenda

La risposta di Petrachi nasce dalle polemiche nate dalle sue dichiarazioni nel post partita di Roma-Cagliari, ma non per quelle legate all'arbitraggio. Il ds salentino ha detto in tv che "il calcio è uno sport maschio" e "non per ballerine". Frasi sicuramente obsolete in un calcio che sta piano piano cercando di eliminare gli stereotipi di genere, ma di certo ben lontane dal sessismo e dal razzismo mostrato (pure di recente) da altri rappresentanti del calcio italiano (anche delle sue istituzioni).

Oggi la ct della Nazionale femminile Milena Bertolini aveva bollato le sue dichiarazioni come "un po' datate", mentre la juventina Sara Gama aveva parlato di "espressioni dell'altro secolo". Di opinione diversa è stata invece Carolina Morace, ex allenatrice del Milan femminile che ha dichiarato all'Adnkronos: "È una cosa che direi anche io se le mie calciatrici giocassero in punta di piedi, non la trovo offensiva". In ultimo si è espresso anche il Ministro dello sport Spadafora: "Quelle affermazioni manifestano un'arretratezza culturale di cui non avevamo bisogno".