Alla festa del Roma Club Testaccio è intervenuto il CEO della società gialllorossa Guido Fienga, che è stato premiato sul palco dal presidente Leonardo Starace. Ecco le sue parole: 

"Ci tenevamo ad esserrci e salutarvi. Questa è una festa troppo importante per tutti noi, perchè tutto quello che facciamo lo facciamo anche e soprattutto per guadagnarci il vostro orgoglio. Non è sempre facile ma vi assicuro che ce la stiamo mettendo tutta. I primi a soffrire la frustrazione di non vedervi lontani siamo noi. Negli ultimi anni solo una notte vi abbiamo visto orgogliosi di quello che abbiamo fatto, quella con il Barcellona, ma è poco anche per noi. Desideriamo quanto prima tornare a vincere qualcosa, non possiamo promettervelo ma vi possiamo promettere tutto il nostro impegno nel riconoscere gli errori che facciamo, ripartire e avere il coraggio di cambiare per fare quello che stiamo facendo anche quest'anno. Lavorare il più possibile, mettendocela tutta, con tantissimo impegno". 

A chi viene l'idea di Fonseca? Come siete arrivati al tecnico lusitano?
"L'idea sorge alla Roma e in quel momento la società era guidata da me e la responsabilità di quella scelta è ovviamente la mia. Questo è il momento in cui la Roma viene prima di tutto. Per questioni anagrafiche, per scelte che ci hanno visto contrapporci, non abbiamo gli eroi ma il club prima di tutto, non personilizziamo la scelta. Non è la Roma di Fonseca ne di Fienga o De Sanctis, Noi cerchiamo di mettercela tutta". 

Credo che un popolo come quello romanista e testaccino abbia bisogno di una presenza più assidua del suo presidente...
"James è una persona che sta dando tutto se stesso alla Roma. Recentemente gli abbiamo chiesto un aumento di capitale che significa compensare con i fondi propri per far ripartire la società che è stato approvato. Nella gesione quotidiana è un contatto assiduo, lui può dirvi tutto quello che sucedde. Il fatto che non venga qua dipende dalla sua vita e da una serie di scelte: nell'ultimo periodo non ha ricevuto tanto calore dai tifosi. Può succedere pensarla diversamente: il caso De Rossi è il caso più violento di disaccordo. E' stata una scelta della società di cui mi prendo la responsabilità ma lo stiamo facendo solo per il futuro della Roma. Continuiamo ad investire nella Roma, possiamo sindacare se i soldi sono stati spesi bene o male ma li abbiamo spesi tanti. James soffre per la Roma quasi più di me, come un padre che vede un figlio che non rende. Con me il presidente si è impegnato a venire di più, lo vorrei anche io più a Roma, Credo che verrà, a noi piace vedere i fatti. Purtroppo non ci sono ancora i trofei ma stiamo ripartendo facendo cose buone. Sono un cronico insoddisfatto e non mi sento ancora di aver trovato una strada. Interessa solo vincere e speriamo di riuscirci. Se non vinciamo non siamo soddisfatti. Se vinciamo solo tre o quattro partite non esaltiamoci. O vinciamo alla fine o non abbiamo fatto niente".