Al fischio finale i neanche 12000 spettatori ebbri di birra del Liebenau di Graz festeggiano come se l'arbitro avesse segnato il gol della vittoria e questo è l'episodio che definisce meglio di tante parole l'occasione persa dalla Roma, in campo in Austria con una formazione decisamente sperimentale (un po' per costrizione, un po' per scelta di Fonseca) e costretta alla fine ad accontentarsi della divisione della posta che lascia in vetta le due squadre che avevano vinto 4-0 la prima gara (finisce 1-1 anche a Istanbul tra Basaksehir e Borussia Moenchengladbach), ma lascia la brutta impressione di non aver impegnato davvero tutte le risorse disponibili. E poco regge la valutazione sul fatto che si giochi di giovedì, appena 72 ore prima dell'impegno di campionato: questo si sa da prima e varrà per tutta la competizione e quando gli avversari saranno superiori rispetto a questo Wolfsberger le cose si complicheranno parecchio.

Sì perché la squadra mandata in campo da Paulo Fonseca è apparsa un po' fragile ancorché condizionata dalle diverse indisposizioni arrivate a fiaccare la resistenza di altri giocatori, non bastassero gli infortunati di lungo corso. Rispetto a Lecce sono state addirittura otto le variazioni e si fa prima a citare i tre soli confermati: Mancini, Diawara e Kluivert, uno per reparto. In porta è finito Mirante, per scelta tecnica a quanto pare (Pau è rimasto in panchina, in tribuna s'è seduto il giovane Cardinali), a completare il reparto Santon e Spinazzola sugli esterni (Florenzi influenzato in tribuna con Smalling, Kolarov in panca), Fazio in mezzo (e capitano), a metà campo Cristante (fuori Veretout), davanti le mosse scontate di Zaniolo e Kluivert esterni con Pastore (discreto nel primo tempo, deficitario nel secondo) dietro Kalinic, troppo moscio per essere una reale alternativa a Dzeko. Struber ha risposto invece con la formazione tipo: da queste parti di stress se ne avverte poco eppure in campo i giocatori corrono parecchio. E non si fanno male.

L'esultanza al gol di Spinazzola @LaPresse

Certo, l'Europa League non è la Champions e quindi all'atto pratico è bastato poco alla Roma, sostenuta dal consueto rumoroso seguito pure fuori dai confini (un migliaio i tifosi messi dietro la porta difesa nel primo tempo da Mirante), per prendere il dominio del centrocampo e imporre subito la sua legge. Che però non si è concretizzata in reti e nella parte centrale del primo tempo si è rischiato addirittura di andar sotto. Aveva cominciato Santon a regalare un paio di brividi, prima con un retropassaggio timido dopo appena venti secondi, poi cadendo su una pressione di Schmid dopo un errore in impostazione di Fazio e convincendo quindi l'arbitro di un fallo al massimo veniale, ma poi la Roma si è distesa soprattutto nelle volate esterne di Kluivert e Zaniolo, costruendo occasioni interessanti all'8', al 13' e al 15' con Kalinic, il cui destro è finito fuori dai pali, esattamente come quello di Kluivert da posizione migliore un minuto dopo.

Sembrava come se la Roma si stesse piano piano convincendo di poter disporre dell'avversario senza neanche doversi impegnare tanto e in questi casi tali peccati di superbia si rischia di pagarli. E infatti intorno alla metà del tempo prima Niangbo (dopo palla persa da Spinazzola), poi Liendl (dopo palla gettata via da Fazio) hanno testato l'attenzione di Mirante, che poi al 22' è dovuto volare sulla sua sinistra per impedire che un colpo di testa ben indirizzato da Ritzmaier finisse in porta.

Passato il pericolo, Fonseca ha chiesto a gran voce maggior concentrazione e la squadra lo ha accontentato, prima con un destro di Cristante deviato in corner e poi con il successivo, rocambolesco gol del vantaggio, al 27': sulla parabola di Pastore, Spinazzola dal secondo palo ha colpito di testa, ma la palla è schizzata come in un flipper sulla testa del suo marcatore, quindi di nuovo sul suo naso e quindi in porta, senza che nessuno riuscisse a deviarla, né i difensori per rinviarla, nè il portiere per fermarla, né Kalinic per accelerarla. Il classico gollonzo che ha messo la strada in discesa. E sul velluto, la Roma ha affondato il colpo ma Pastore ha gettato in curva un'ottima occasione per il raddoppio, imitato due volte da Kalinic prima dell'intervallo.

Nikola Kalinic, prima partita da titolare per lui

La ripresa è cominciata com'era finita, con la Roma all'attacco e una bella conclusione, respinta a mano aperta da Kofler. Ma poi la difesa ha ripreso a regalare palle giocabili sulla trequarti e sulla seconda (consecutiva) Liedl ha deciso di mostrare anche a Mirante la bellezza del suo sinistro, finito dritto all'incrocio per il tripudio dello stadio vestito di bianconero. Per un po' Fonseca ha tremato e il piumino bordeaux indossato per attutire l'effetto degli 8-9 gradi della temperatura non è servito a riscaldarlo.

Ma il Wolfsberger non è squadra in grado di dare il meglio nel dominio del gioco, l'iniziativa è stata quindi nuovamente lasciata alla Roma mentre il portoghese ha spedito Zaniolo a destra e Kluivert dalla parte opposta, a giocare più esterni per invitarli a tagliare più spesso dentro al campo. Proprio Zaniolo ha avuto la palla migliore per poter riportare la Roma in vantaggio, ma il suo sinistro in girata rapida dal dischetto del rigore è finito fuori, un po' come il destro masticato da Pastore al 19' su torre di Kluivert.

Paulo Fonseca

In cinque minuti Fonseca ha ordinato tre cambi, di fatto inducendo a pensare che anche il pareggio sarebbe stato risultato gradito: Antonucci per Pastore, Kolarov per Spinazzola e Veretout per Cristante. Kluivert decideva poi di farsi aggiungere all'elenco degli ammonisti (quattro romanisti alla fine, un solo austriaco) per una stupidaggine, esattamente come Zaniolo pochi minuti prima: graziati dall'arbitro per i falli commessi, lo hanno indotto al giallo esagerando con le proteste. Mentre l'ultima occasione ispirata sempre da Zaniolo e rifinita da Kalinic si spegneva sul gomito di Rnic, ben piegato sul corpo e quindi non sanzionabile.