La frase più significativa, e forse la chiave di volta per capire realmente la differenza tra ciò che sta intorno alla Roma e ciò che sta intorno alla Juventus, resta quella di Di Francesco alla vigilia della sfida di Torino: «Voi continuate a chiedermi di Schick e intanto Allegri tiene Dybala in panchina». Puntualmente, il giorno dopo, l'attaccante argentino, più volte in tempi recenti accostato a Messi (magari frettolosamente, ma anche con qualche ragione per via della nazionalità, delle caratteristiche tecniche e per i ripetuti successi), è rimasto in panchina e la Juventus ha vinto la partita, mentre il gioiellino ceco è entrato nel secondo tempo e ha sbagliato il gol che avrebbe consentito alla Roma di pareggiare.

Quando Dybala è arrivato alla Juventus, in cambio di 32 milioni cash più 8 in bonus, stava per compiere 22 anni proprio come Schick, aveva disputato tre campionati da titolare nel Palermo collezionando 21 reti. Era un talento purissimo, ma Allegri ne ha centellinato l'impiego fino a far spazientire il presidente rosanero Zamparini: «Se non lo vogliono più me lo riprendo volentieri. Se Allegri non lo fa giocare sarà lui a rovinarsi. Un talento come quello non lo rovina nessuno». Nessuno però dalla società mise pressione o pretese dall'allenatore bianconero di affrettare l'ingresso del giocatore in pianta stabile tra i titolari e anche oggi, al terzo campionato alla Juventus, e dopo due scudetti per vincere i quali il suo contributo è stato determinante, non appena abbassa il suo standard di rendimento, non esitano a metterlo in panchina.

Dalle nostre parti, invece, pretendiamo (dall'alto della nostra notissima esperienza di plurivincitori di scudetti e Champions League) che Schick (l'anno scorso 14 presenze da titolare nella Sampdoria e 11 reti) giochi immediatamente titolare al posto di El Shaarawy, Perotti o Dzeko, e che addirittura un allenatore studi delle varianti tattiche solo per lui, perché tutti gli altri hanno dimostrato di potersi adattare ad un 4-3-3 che garantisce equilibrio e abbondanti produzioni offensive, ma lui no, non può, si cambi la Roma piuttosto. E quindi o deve prendere il posto di Dzeko (un signore che in carriera ha fatto 224 reti, 29 solo l'anno scorso in campionato, e confezionato 99 assist) oppure bisogna inventarsi un sistema di gioco a due punte: e in questo caso le varianti sarebbero il 4-3-1-2 (e quindi si rinuncia agli esterni, di cui Di Francesco è abbondantemente provvisto) o si vira sul 4-2-4, modulo ultraoffensivo che obbliga peraltro l'allenatore a lasciare fuori due centrocampisti sui quattro che attualmente ruotano in tre posti (e pazienza per Gerson, che troverebbe spazio solo nelle rotazioni degli esterni).

La soluzione scelta e più volte spiegata da Di Francesco sembra invece la più illuminata anche a tutela di un talento assoluto che deve ancora maturare: Schick può tornare utile come vice Dzeko, come rinforzo per l'attacco a partita in corso o anche in campo dal primo minuto partendo però da una posizione leggermente decentrata sulla destra, peraltro la posizione che, grafici alla mano, è quella che lui predilige e partendo dalla quale ha sempre fatto le cose migliori. Lasciamolo crescere, sbagliare e assaggiare i grandi palcoscenici. Finora ha giocato titolare, quasi a furor di popolo, con Chievo, Cagliari, Torino e Sassuolo: 2 pareggi, una sconfitta e una vittoria al 90°. Quando lui era uscito.

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