Forrest Gump non ha smesso di correre. Ora ha quarantatré anni, una moglie, sei figli (complimenti). È il presidente dell'Associazione calciatori. È tornato a vivere a Verona. Roma e la Roma sono sempre nel suo cuore. Quando parla è consigliabile ascoltarlo. Continua a prendere a calci un pallone, gioca in seconda categoria, domenica scorsa ha esordito, da panchinaro, vincendo. Ha un grande futuro dietro le spalle. Forrest Gump è Damiano Tommasi.
Se diciamo Verona cosa ti viene in mente?
«Lo scudetto con Bagnoli. Meraviglioso. Poi la mia infanzia. In quello stesso anno, 1984-85, fui tesserato per la prima volta nella squadra del mio paese».
Se invece diciamo Roma?
«Un altro scudetto. Meraviglioso pure questo. Con la Roma. Una squadra di campioni e uomini. E poi...».
E poi?
«Roma è la carta d'identità della mia famiglia. Nella capitale è nata la mia prima figlia, Beatrice. Roma è stata la parte più importante della mia carriera. Ha avuto un ruolo fondamentale per la mia famiglia».
La Roma immaginiamo che continui a seguirla.
«E come potrei fare il contrario?».
Questa appena cominciata sarà la prima stagione orfana di Francesco Totti.
«Non credo».
Come non credi?
«Mi spiego. Nei passati campionati, Francesco non è che abbia giocato molto. Penso che la Roma abbia avuto tempo per prepararsi per questo momento. Mancherà la maglia numero dieci, ma Totti c'è ancora».
Come vedi Totti dirigente?
«Mi auguro che non ci sia mai una Roma senza Francesco. Lui dà una dimensione internazionale a tutti. Non ci si inventa dirigente in una settimana. Dovrà studiare. Lo farà».
La vostra Roma ha vinto lo scudetto. Dopo cosa è mancato per ripetersi?
«L'abitudine a vincere. La fortuna non sempre è stata amica».
Quando?
«Almeno in due occasioni. Con Spalletti e Ranieri lo scudetto è stato a un passo. In questi anni è stata l'unica interlocutrice per il titolo. Il problema è che ha sempre trovato, prima l'Inter, poi la Juventus, squadre da record».
Rispetto ai tuoi tempi, cosa è cambiato per la Roma?
«Le aspettative. Prima lo scudetto era un obiettivo, ora un obbligo. Al punto che tre secondi posti con record di punti e vittorie, sono stati vissuti come sconfitte. Del resto l'abitudine a non vincere è dura da sconfiggere».
Della tua Roma, chi regalerebbe a quella di oggi?
«Aldair e Samuel: perfetti».
Cosa ti ha deluso della Roma in questi anni?
«La dimensione europea. È andata sempre male. È vero, ti confronti con i colossi del calcio. Ma vale pure per il Siviglia».
Che effetto fa vedere il tuo amico Di Francesco sulla panchina della Roma?
«Bello. Con Eusebio ci sentiamo spesso. Lui nel calcio può fare tutto. Ha conoscenza, intelligenza, competenza».
Domani ci sarà Roma-Verona. Per chi tiferai?
«È una sfida che mi dà un vantaggio: comunque finirà, sarò contento».
Sei stato il primo calciatore del calcio che conta a vedere l'effetto che fa giocare in Cina. Ti aspettavi questa escalation del loro calcio?
«Sono andato nel 2009, erano già pronti. Dopo le Olimpiadi di Pechino, avevano preso atto del potere mediatico dello sport».
Cosa non ti piace del calcio di oggi?
«Le questioni economiche. Il progetto sportivo è scalato in ultima posizione. Ora conta la compravendita dei giocatori, non lavorare per produrre calcio e calciatori».
Come presidente dell'Aic state facendo qualcosa per tornare alle origini?
«Siamo impegnati su diversi fronti. Quello a cui tengo in maniera particolare, è la questione del dopo carriera. In pochi ci pensano. E la cosa è grave soprattutto per i calciatori di seconda e terza fascia».
Per chiudere: questa Roma è in grado di farvi diventare i penultimi a vincere uno scudetto in giallorosso?
«Si può. Se troverà continuità, potrà riuscirci. Ha tutto: competenze, allenatore, calciatori. Se succederà verrò alla festa».
Allora, caro Forrest Gump, speriamo di vederci presto.