Lungo la via della seta, quella che univa l'Europa alla Cina, per centinaia di anni uomini e donne si sono spostati trasportando merci di ogni genere da una parte all'altra di quella porzione di mondo. Oggi, proprio mentre sta nascendo una nuova via della seta, ci sono uomini e donne che trasportano un altro tipo di merce di cui il Made in Italy è ancora un tratto distintivo di garanzia: il calcio. Amedeo Mangone, ex difensore campione d'Italia con la Roma nel 2001, l'ha percorsa quella via per andare in Cina a insegnare lo sport che piace tanto al presidente cinese Xi Jinping, il quale ha investito pesantemente in termini di formazione e infrastrutture.

«Questa estate sono stato nella provincia di Shandong per circa tre settimane con l'agenzia Beijing Calcio Sports & Culture Ltd. Principalmente ho fatto formazione ai professori di ginnastica perché in Cina il calcio si insegna direttamente nelle scuole - ci dice Mangone - Poi abbiamo fatto anche dei campus dedicati ai ragazzi, con me c'era anche Zotti per allenare i portieri (anche lui un ex Roma ndr). Dal punto di vista calcistico, quella cinese è una realtà dalle potenzialità ancora inesplorate ma sicuramente lontana nella conoscenza del gioco rispetto alle realtà europea. Ed è proprio questo il gap che il governo cinese vuole accorciare: «Principalmente insegniamo le nozioni base del calcio. Loro lavorano molto bene nella riproduzione meccanica del gesto tecnico ma dal punto di vista tattico sono molto indietro. Credo sia solo una questione di tempo perché hanno una grandissima cultura del lavoro. Agli appuntamenti sul campo si presentano sempre una ventina di minuti prima in modo da essere riscaldati e pronti quando comincia l'allenamento».

Mangone durante un campus in Cina

Non solo tecnici ma anche calciatori italiani stanno abbracciando la missione cinese. L'ultimo è stato Stephan El Shaarawy che a 26 anni ha lasciato la Roma per accettare la ricchissima offerta dello Shanghai Shenhua: «La Cina è un mondo completamente diverso e in queste scelte incide molto il fattore economico - commenta Mangone - Poi gli stimoli te li trasmette il mestiere che fai e la passione che hai per questo sport. Si tratta di un linguaggio universale ad ogni latitudine». Mentre analizziamo la scelta del Faraone è impossibile non ricordare la sua esperienza a Roma: «Ho ricordi splendidi, sono stati due anni indimenticabili. La vittoria dello Scudetto è stata l'apoteosi perché vincerlo a Roma è stata una cosa incredibile per la mia carriera. E la seguo ancora oggi perché i miei figli sono tifosi sfegatati della Roma, grazie a loro non mi perdo una partita...». Mangone guarda con fiducia al nuovo corso dei giallorossi: «Mi piace la scelta di Fonseca perché è uno che da una certa identità alla squadra e poi la società si sta muovendo bene dopo gli addii dolorosi di Totti e De Rossi. Non era una cosa scontata. In questo senso ritengo fondamentale la conferma di Dzeko, è il leader indiscusso e credo che quest'anno sarà decisivo con i suoi gol. Diamo tempo a Fonseca, fidiamoci di lui».