Habemus il capro espiatorio quotidiano. Mancava quest'anno. Ci avevano provato a inizio stagione con Di Francesco, poi il tecnico arrivato dal Sassuolo era riuscito a zittire tutti con una serie di risultati a prova di critica. C'era bisogno allora che succedesse qualcosa che potesse riaprire le fogne. Qualcuno di un capro espiatorio ne avvertiva l'assenza anche con un certo fastidio dettato dalla disabitudine a dare spazio ai suoi istinti meno eleganti. E invece, proprio in concomitanza con il tramonto di questo 2017, nella trasferta di Torino, in quello stadio maledetto, ci ha pensato Patrik Schick a colmare un vuoto che, invece, non è mai mancato nella storia romanista. Soprattutto in questi ultimi anni, in cui si è affermata sempre di più la moda degli insulti ai giocatori della Roma. Insulti che potrebbero pure starci se arrivassero da tifosi di altre squadre, il problema è che partono da chi tifa Roma, colpa anche e soprattutto di un mondo social che consente a chiunque di sentirsi portatore di verità che poi non può mai essere la verità.

IL TURNO DEL CECO

Ora, dunque, è il turno di Patrik Schick. Trasformatosi in una pippa da quarantadue milioni nel breve spazio di pochi secondi. Quelli intercorsi tra l'errore di Benatia con pallone consegnato al nostro e la parata di gamba di Szczesny che ha ucciso il sogno di tornare per la prima volta con un risultato positivo dall'Allianz Stadium di Torino, la casa della vecchia signora, casa dove, se si potesse, uno non ci andrebbe mai di sua spontanea volontà. Tocca al ceco, ora, stare sul banco degli imputati, con tutta una serie di accuse che dal ventitrè sera, lo stanno coinvolgendo in un'escalation di volgarità. Che, peraltro, non si può dire non abbia precedenti visto quello che fu detto a Dzeko due anni fa nel corso di una prima stagione in giallorosso che certo non fu un successo. C'era da aspettarselo, sin dal  momento successivo a quella parata di Coso che ci ha mandato di traverso babbo Natale e affini. Cambiandoci umore. In peggio, sia chiaro, perché quell'errore è stato grave e non degno delle qualità tecniche del ragazzo acquistato l'estate scorsa dalla Sampdoria. Ma è stato un errore, comunque, che non può essere sufficiente a legittimare tutto quello che si è sentito e letto negli ultimi giorni nei confronti di questo ragazzo che è e sarà un patrimonio della Roma.

FORZA SCHICK

 Ci sono allora una serie di motivi che ci portano, oggi, a gridare forza Schick. Il primo, che vi potrà sembrare pure paradossale, è che con quell'errore il ceco è diventato uno di noi. Un romanista. Perché soltanto a un romanista poteva accadere. La spiegazione è nella nostra storia. Perché se c'è una cosa che può andare contro la Roma, potete scommetterci che quella cosa succederà. Come se fosse una sentenza inappellabile. È stato così con l'infortunio di Rocca. Con i rigori contro il Liverpool. Nella finale di coppa Uefa. A Catania e a Verona contro il Chievo. E in mille altre occasioni in cui la sliding doors giallorossa è stata quella sbagliata. Basta pensare, a proposito di Schick, quello che sarebbe potuto succedere se quel pallone invece che sul gambone di Coso fosse finito in fondo alla rete. Gli insulti di oggi si sarebbero trasformati in peana che andavano dall'estasi alla vittoria del Pallone d'Oro.

Il secondo motivo è che i gol si possono sbagliare. Per carità, quello che ha fallito il ceco è di quelli che ci tormenteranno il sonno per chissà quanto tempo, ma resta un gol sbagliato. La risposta a quello che diciamo, la potete trovare nella stessa partita contro la Juventus. Presente, per esempio, il gol fallito (il primo) da Higuain solo davanti ad Alisson? Clamoroso. E, a pensarci bene, se l'argentino avesse raddoppiato, quell'errore di Schick sarebbe stato decisamente meno grave di quello che è stato. Ma forse per questo Higuain lo ha fallito quel gol. Qualcuno dirà: ma l'argentino ha talmente tanti gol alle spalle, che si può pure permettere di sbagliarne qualcuno. Verissimo. E allora vogliamo dare il tempo al ventunenne ceco di farci dimenticare quell'errore che non ci ha fatto dormire la notte del venticinque con babbo Natale che ha provato inutilmente a consolarci?

Il terzo motivo è che chi scrive continua a credere che Schick sia un predestinato, un grande giocatore destinato a diventare un campione. Ha tutto per esserlo: fisico, qualità tecniche, personalità per potersi mettere in fretta alle spalle un episodio che lo ha scaraventato nell'insultatoio giallorosso, quello che fa più male. Non può essere quel gol fallito a rimettere in discussione quello che ci ha fatto vedere nella sua prima stagione italiana con la maglia della Sampdoria, ma soprattutto quello che ci ha fatto sognare vedendolo giocare con numeri che sono quelli dei giocatori speciali. Il quarto motivo è che il numero quattordici giallorosso, è un patrimonio della nostra Roma, il calciatore più pagato nella nostra storia, un investimento a cui bisogna stare al fianco per non rischiare che si trasformi in un flop anche economico. È stato pagato quarantadue milioni di euro, pagabili peraltro in cinque anni, una cifra che non può essere gettata al cesso con la facilità con cui si sta facendo da una parte dei tifosi.

Il quinto motivo è che quei tifosi sono degli smemorati come minimo. Hanno dimenticato, per esempio, quello che è accaduto con Edin Dzeko, ritratto con occhiali scuri e cane guida nella sua prima stagione in giallorosso, per poi diventare nel campionato successivo un attaccante da trentanove gol tutto compreso al punto da essere stato inserito nei primi quaranta calciatori del Pallone d'oro. Ecco Schick, in questo momento, farebbe bene a farsi una approfondita chiacchierata con il centravanti bosniaco. Che potrebbe spiegargli come la pazienza sia la virtù dei forti e come il tempo possa essere galantuomo. Come lo è stato con lui, anche se in questa stagione pure Dzeko qualche nuova difficoltà la sta incontrando. Ma basta saper aspettare, poi la rivincita arriverà. Il sesto motivo è che, almeno noi, non siamo capaci di andare contro un giocatore che indossa la nostra maglia. Per carità, ci può stare l'ira del momento, ma quello che pensiamo sia meglio per la Roma, è stare vicino a quel giocatore criticato per cercare di riconsegnarlo alla causa giallorossa nelle migliori condizioni possibili. Ecco, questo vogliamo fare con Schick. Aiutarlo a uscire da questo momento difficile, non dimenticando come sia tornato in campo da poche settimane, reduce da un'estate che non si augura neppure al peggior nemico e da una fibrosi muscolare che lo ha bloccato per due mesi. Per tutto questo diciamo forza Schick, smentiscili tutti. Hai tutto per riuscirci.