Tremilacinquecentotrentasette modi per manifestare un amore che non conosce soste. A distanza di oltre settanta giorni dall'ultima trasferta, i romanisti si sono messi in marcia per coprire i 260 chilometri che separano, tra andata e ritorno, la Curva Sud dell'Olimpico da quella del Renato Curi di Perugia. Un mercoledì di fine luglio impreziosito dall'esodo dei tifosi giallorossi che hanno atteso a lungo di poter tornare a poggiare i piedi sui gradoni di un settore ospiti. Le code sulla E45 hanno caratterizzato l'arrivo in massa delle macchine provenienti dalla Capitale, tra incontri nelle aree di sosta e qualche coro spontaneo a scandire il tempo. Col passare dei minuti e fino al fischio d'inizio, quando tutti erano finalmente riusciti a prender posto, tanto in Curva Sud quanto nella Tribuna alla sua sinistra hanno iniziato a campeggiare le bandiere giallorosse e i tanti vessilli che erano stati riposti con gelosa premura e ritirati fuori come l'abito delle grandi occasioni.

Non esistono amichevoli o partite da snobbare, non nel personale vocabolario di chi ha lasciato Perugia alle sue spalle per proiettare la mente verso la sfida di Lille di domani sera. Ennesimo appuntamento estivo che vedrà la presenza di qualche centinaio di romanisti che, tra oggi e domani, raggiungeranno la città francese tra voli diretti e scali nella più economica Bruxelles prima di qualche ora di macchina per arrivare ai piedi dello stadio Pierre Mauroy. «Quando l'inno s'alzerà, tutto il mondo tremerà», il leit-motiv riproposto al Curi che da decenni dà il via alle danze di una tifoseria che ha saputo spadroneggiare a colpi di voce e battimani. «Quando al ciel s'alzeran le bandiere», «quando saremo nella Curva Sud come una bomba il tifo esploderà». Quando, quando, quando. Come un riarrangiamento del tormentone dei primi Anni 60 di Tony Renis. I romanisti del Curi hanno esultato con moderazione ai gol giallorossi, preoccupandosi come sempre più della qualità del tifo, piuttosto che osservare le gesta della squadra. Ne è stato esempio lampante il coro «Tu sei fantastica, super fantastica» tenuto con maestria nonostante il gol. Non sono mancati i cori di protesta nei confronti del presidente Pallotta e del collaboratore Baldini, oltre a quelli per sottolineare ancora una volta la vicinanza nei confronti dei tanti assenti ma non per scelta.

Emozioni su emozioni che hanno subìto un'ulteriore impennata nel ricordo di Roberto e Davide, romanisti che dall'alto della Curva Paradiso avranno potuto osservare il lungo applauso dedicato alle rispettive memorie. Non è mancato inoltre un messaggio che, dopo quelli legati alle vicende di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, ha reso ancor più significativa la presenza romanista. «Uva e Scaroni vergogna condivisa», lo striscione esposto per dar voce a vicende circondate da troppe nubi. Non esiste amichevole che si rispetti senza un finale scandito dagli evergreen, con la Roma che lentamente si avvicinava verso la trequarti per salutare un pubblico alle prese con Lella, Campo Testaccio e il coro «Lottare per la maglia sai perché» intonato fino al momento del deflusso.

Da sottolineare inoltre la presenza di una piccola mascotte ai piedi della Curva Sud del Curi, un canguro gonfiabile passato di mano in mano. In guardia come a difesa di una fede, pronto a schivare i colpi sapendo di avere le spalle forti tipiche di chi prova un sentimento che non va mai al tappeto. Questa è stata la serata del Curi di Perugia, adesso per alcuni è tempo fare nuovamente le valigie: direzione Lille. Altri, invece, ritroveranno la Roma tra meno di una settimana e lo faranno ancora una volta presso l'impianto perugino. Altre centinaia di chilometri da macinare e tanti cori da intonare: l'inizio di stagione è ormai alle porte, i romanisti sono pronti ad alzare i decibel.