Sarà un po' come tornare a casa, questa sera, per due dei nuovi acquisti di questa estate: non sarebbero alla Roma Mancini e Spinazzola, se non avessero fatto tappa al Renato Curi, in momenti chiave della carriera. Il centrale arrivò in Umbria nel 2015, dal vivaio della Fiorentina: aveva vinto uno scudetto Giovanissimi, era sempre stato titolare, Primavera inclusa, ma in prima squadra non aveva giocato neppure un minuto, e non era nel giro delle nazionali giovanili. Un curriculum con cui si può anche partire dalla Lega Pro, Mancini andò in B, ma il minutaggio fu basso: 12 sole presenze nel primo campionato, che non aumentarono particolarmente (13, con un gol) neppure nel secondo, quello in cui era di piena proprietà del club umbro, che lo aveva riscattato dai viola.

A gennaio venne ceduto (per l'estate seguente) all'Atalanta, insieme al portiere Alessandro Santopadre, classe 1998, figlio di Massimiliano, il presidente del club umbro (e proprietario dell'Atletico 2000, la scuola calcio romana in cui hanno giocato da bambini Caprari e Antonucci). La Fiorentina ha chiesto e ottenuto il deferimento dei due club, accusandoli di aver svalutato il cartellino del difensore (su cui poteva vantare una percentuale sulla rivendita), ma ha avuto torto in tutti i gradi di giudizio: pochi giorni fa i tre club hanno chiuso la controversia davanti al collegio di Garanzia del Coni.

Santopadre jr, che da bambino era passato anche per le giovanili della Roma, lo scorso anno ha raccolto 19 presenze in C in prestito alla Paganese: tutt'altro che poche (chiedere ai coetanei ex giallorossi Crisanto e Romagnoli...). Più lineare l'esperienza di Spinazzola: prestito in B dalla Juve, 34 presenze nel 2015-16, tutt'ora il suo record. Con Bisoli che per la prima volta lo reinventò terzino sinistro, cambiandogli la carriera