Sono giorni importanti per la Roma e per chi ha a cuore il futuro impianto dei giallorossi. A Tor di Valle sorgerà il nuovo stadio e il complesso annesso, il cosiddetto business park. E mentre negli uffici della Direzione Regionale Territorio, Urbanistica e Mobilità, si continua a lavorare per completare la delibera della Conferenza dei Servizi che sancirà ufficialmente il via libera al progetto, ha parlato uno dei protagonisti assoluti dell'operazione, il costruttore romano Luca Parnasi. Giovane, appena quarantenne, seconda generazione di una famiglia che negli ultimi anni ha cercato di cambiare il volto di un pezzo della città, dal centro commerciale Euroma2 alle torri dell'Eur, fino al gigantesco terzo polo commerciale di Pescaccio. Ed ora lo stadio della Roma. Parnasi ha parlato dalle colonne de «Il Tempo» e ha colto l'occasione per ringraziare chi doveva, mettere in luce gli aspetti più positivi del progetto, senza però polemizzare con nessuno. Cosa che pure sarebbe stata legittima, anche se forse poco elegante, nel momento della vittoria. Come quando ha parlato del rapporto con l'attuale amministrazione capitolina, che non più tardi di un anno fa sembrava voler far saltare tutto e che poi costrinse i proponenti a rivedere l'intera operazione, sacrificando le tre torri di Daniel Libeskind. «Chi governa una città ha il diritto - ha detto Parnasi - di emanare certe linee guida». Diritto riconosciuto attraverso un confronto costante su cui ha pesato l'operato del dg della Roma Mauro Baldissoni, un dirigente che «ha fatto un lavoro eccezionale, unendo la capacità manageriale alle sue qualità da avvocato» e a cui andrebbe data «la maglia di capitano del progetto».

I ringraziamenti ovviamente non sono stati solo per Baldissoni. Parnasi non ha voluto dimenticare «Montuori, Frongia, l'avvocato Lanzalone e la Regione che ha svolto un gran lavoro, mettendo in fila 50-60 pareri diversi fra loro» e infine «il governo che ha influito tanto». Tornando poi al lavoro di Libeskind, Parnasi ha rivelato che dopo il sacrificio delle torri, non si è voluto rinunciare all'apporto dell'architetto polacco naturalizzato statunitense e che al suo studio, insieme a Carlo Ratti, professore al MIT di Boston del Dipartimento di Domotica, verrà affidata la progettazione del business park. Un modello questo che ora «passa da verticale a orizzontale», «sulla scorta di quanto hanno fatto le grandi aziende americane, Apple, Facebook, Amazon», dovendo però ammettere che «le torri sarebbero state un simbolo di modernità». Sulle criticità, in particolare la viabilità, Parnasi ha voluto tagliare la testa al toro sottolineando come l'impianto sorgerà «in mezzo a due snodi di metropolitana», e poi strade, 11 chilometri di piste ciclabili, che «da Roma nord si potrà arrivare allo stadio in 20-25 minuti». Senza dimenticare che oltre alla Roma-Lido si potrà arrivare all'impianto anche con «la fermata Magliana della ferrovia Fiumicino-Orte, che sarà collegata all'area dello stadio da un ponte». Anche qui poi una piccola ammissione sul famigerato Ponte di Traiano, non necessario secondo l'imprenditore, ma che alla fine si farà. Parnasi ha anche voluto raccontare i momenti di scoramento, come quelli che stavano per far mollare tutto al presidente della Roma Pallotta, un eroe a detta del costruttore, «un imprenditore che da Boston arriva qui e investe per cambiare il modello sportivo di una squadra di calcio», che «sperava di ottenere il via libera un po' prima», ma che «è stato pragmatico».

Venendo poi agli aspetti economici e finanziari, Parnasi ha confermato come finora la proprietà americana abbia investito 63 milioni per la progettazione, cui vanno aggiunti 30 milioni di equity più i terreni da parte di Eurnova. Un investimento che peserà per un miliardo di euro. Ma su cui ci sarà, ed in parte è già iniziato, un importante lavoro a sostegno da parte di Banca Igea e Rotschild, e su cui «la domanda degli investitori è già superiore a quella che sarà l'offerta complessiva». Eurnova poi resterà dentro il progetto anche dopo la costruzione dello stadio e verrà predisposto «un nuovo soggetto che sarà il ponte fra il capitale internazionale e il territorio». Le intenzioni restano quelle di «inaugurare l'impianto nella stagione 2020-2021», magari con «il calcio d'inizio dato dai due Francesco: il Papa e Totti». Uno stadio che sarà «il migliore d'Europa».