L’incubo che bussa tre volte
Dopo un primo tempo spaziale la Roma si ferma di colpo: e il Manchester si prende tutto
(GETTY IMAGES)
Il collega di Manchester, all’intervallo di questa incredibile partita, stava dettando la sua analisi in diretta ai suoi ascoltatori: «La nostra squadra non esiste più, c’è solo un branco di calciatori di nome, ma in realtà indegni di indossare questa maglia. La Roma si sta divertendo con noi e stiamo facendo l’ennesima intollerabile figura. Non si può andare avanti così». Cinquanta minuti dopo stava festeggiando incredulo anche lui, incredulo come Gasperini, come tutti noi, come i 3000 tifosi che adesso stanno addirittura subendo una carica dalle forze dell’ordine, mentre la squadra si ritira dal campo con l’onta di una sconfitta che non è razionalmente spiegabile, non dopo quel primo tempo, e fa quasi più male del 7-1 e del 6-2. È finita 3-2, terza rimonta subita quest’anno dopo Inter (da 2-0 a 2-2) e Real Madrid (da 3-1 a 3-4, ecco: fa più male di questa), e ha perso per la terza volta nella storia in Champions da una situazione di doppio vantaggio (le due precedenti entrambe col Real Madrid). Ma stavolta è la più clamorosa di tutte perché alla fine del primo tempo, mentre il collega inglese insultava i giocatori nella sua diretta, noi eravamo rammaricati per non essere sopra di 4, per non aver provato a restituire il 7-1 del 2007 e il 6-2 del 2021, per essere stati un po’ approssimativi nella gestione delle numerose ripartenze a campo aperto, già in vantaggio 2-0, con quel gioiello di Soulé ispirato da Mora all’11’ e col rigore di Malen al 17’ per una parata di Heaven sul probabile raddoppio proprio di Soulé. Con Malen che al 19’ ormai solo si è perso il pallone del 3-0, con Soulé che ha passato pigramente a Mora il pallone da mettere solo in porta al 39’, con Lammens che è volato al 45’ a deviare l’ennesimo tiro di Malen, con il sinistro di Soulé al 47’ a sfiorare il palo con un sinistro a giro dei suoi.
Un dominio incontrastato, una Roma finalmente all’altezza di uno scontro così in questo stadio maledetto. All’intervallo stavamo in paradiso, a ripensare alla genialità di Gasperini e alle sue scelte: Mora dall’inizio e non Pisilli, e Rensch e non Lulli o Molina in fascia, Balerdi e non Ndicka, come se avesse capito tutto prima: perché Mora ti teneva alta la palla laggiù dove il Manchester aveva più difficoltà a palleggiare perché giocano ormai con la paura e senza uno spartito, e Wesley nell’inevitabile 442 con cui ti contrapponi al 4231 si poteva abbassare a fare il terzino sinistro su Diallo (e se lo mangiava e ripartiva sempre, altro che già perso dentro le mollezze di un disagio familiare, quanto è ridicolo chi vive sui social e sentenzia nella vita), e poi Rensch si prendeva Dalot e lo invitava ad attaccare (e solo l’infortunio lo ha fermato, e Lulli non è stato così brillante al suo posto), così alle sue spalle Soulé in fase di possesso si apriva e trovava le praterie, e Balerdi si mangiava Mbeumo mentre Mancini digeriva Cunha ed Hermoso si dedicava a quello che sembrava solo il fantasma di Bruno Fernandes. E che dire di de Roon e Cristante, una coppia di fatto inossidabile che palleggiava contro Baleba e Mainoo. Le aveva azzeccate tutte, Gasperini. La Roma volava, il cronista inglese insultava tutti, il 7-1 dimenticato. Il Manchester si era affacciato appena due o tre volte oltre la metà campo, al 14’ quando Mancini era stato costretto a deviare lungo un cross che avrebbe potuto essere arpionato da Cunha, al 26’ con un sinistro di Baleba alto, al 44’ con Bruno Fernandes, alla conclusione pigra oltre la traversa. Niente, e nessuno, avrebbe potuto immaginare quel che sarebbe accaduto nel secondo tempo. Nessuno.
Forse l’arbitro, apparso purtroppo inadeguato al tipo di partita che si è delineata a un certo punto. Perchè non se l’è sentita di rimanere fedele al regolamento appena ha avuto l’occasione di regalare qualcosa ai mancuniani depressi, e nello specifico il rigore che ha riacceso tutto, perché poi non ha saputo più gestire la pressione dell’Old Trafford, perché ha permesso ai nuovamente indiavolati padroni di casa di non guardare troppo per il sottile e ai romanisti in difficoltà non ha garantito più nulla. Un disastro insomma, inferiore solo al disastro combinato dalla squadra giallorossa, all’improvviso intimidita dalla sua stessa enorme dimensione ormai acquisita. Se siamo convinti che l’arbitro ha avuto un ruolo, non pensiamo che invece qualche responsabilità ce l’abbia Gasperini che stavolta non ha azzeccato i cambi. Perché chiunque fosse stato in campo in quel secondo tempo non sarebbe cambiato granché. Certo, è un fatto che né Lulli, che al 21’ ha dovuto prendere il posto di Rensch infortunato, e né Pisilli, che al 1’ della ripresa ha sostituito Mora perché Gasperini aveva visto già nel primo tempo qualche possibile, o almeno potenziale, ripartenza dal lato sinistro della Roma e ha provato a metterci una pezza, hanno combinato qualcosa di buono. Ma è stata tutta la Roma che all’improvviso ha deciso di risparmiarsi, come se 45 o 50 minuti da giocare all’Old Trafford fossero una passeggiatina nel parco per rilassarsi a fine giornata.
Ma la giornata di lavoro non era finita, e quei passaggetti all’indietro che hanno cominciato ad inquinare quella manovra così ariosa e propositiva del primo tempo hanno piano piano rovinato tutto. Basti dire che già al 1’ della ripresa, de Roon si è perso Baleba che senza più l’assillo del guardiano si è infilato nella difesa giallorossa ed è arrivato sul fondo indisturbato e quando stava per servire Mbeumo che lo aspettava placido sul secondo palo si è fermato per uno strappo muscolare che gli ha impedito di fare l’ultimo passaggio. E quello che poteva essere un campanello d’allarme da cogliere e probabilmente l’ennesimo segnale della stagione negativa per i Red Devils è stato invece inascoltato. Al posto di Baleba è entrato Tielemans, tanto per dire il valore della panchina di Carrick, e a centrocampo la musica è cambiata, mentre Cristante e de Roon hanno cominciato ad andare in affanno. Al 10’ una duplice sliding doors: prima l’arbitro ha punito con la massima punizione un contatto decisamente innocuo tra Mancini e Cunha in area (che poi si è sgambettato da solo) e quando il terzo portiere della Roma, schierato da Gasperini in seguito al colpo della strega che ha misteriosamente colpito Gollini in ritiro, ha respinto il tiro di Bruno Fernandes per la disperazione dello stadio e per la gioia dei tifosi della Roma e dello stesso Gasperini, è arrivato il colpo di grazia del Var: perché Cristante, che aveva spazzato via la respinta di Vazquez, è stato “fotografato” mentre al momento del tiro era con le spalle dentro l’area (e i piedi sulla linea). Fallo venialissimo, ma sufficiente a riconsegnare il pallone a Fernandes per il gol dell’1-2. A quel punto la Roma si è definitivamente ritratta e l’Old Trafford ha cominciato a giocare la sua partita. E un minuto dopo Cunha ha servito a Mbeumo nello spazio (dopo un intervento un po’ scomposto di Balerdi) il pallone del pareggio, ma il tiro del francese di origine camerunese ha colpito prima un palo e poi l’altro.
Una sequenza di quattro corner in quattro minuti ha riproposto la crisi di panico già vissuta con il Real Madrid, stavolta senza subire reti, ma con Maguire a prenderla ripetutamente in maniera pericolosa, non tenuto né da de Roon né da Balerdi. Poi gli altri cambi decisivi: dentro per loro Lisandro Martinez e Lacey, per noi Ndicka e Ghilardi, per rinforzare la difesa. Inutilmente perché il danno lo farà il migliore in campo fino a quel momento, Balerdi, a ciccare un cross innocuo di Fernandes: dietro Cunha, appostato da cecchino, ha fatto il 2-2. L’argine ormai era rotto, incapace la Roma di riorganizzarsi. E al 41’ Cunha ha segnato il gol del definitivo 3-2, prima di prendere due ammonizioni in tre minuti che hanno autorizzato la Roma a credere nel pareggio a tempo ormai scaduto, anche se in superiorità numerica: ma Pisilli ha continuato a sbagliare ogni cross, e Castro, entrato al 33’ al posto di Malen, nell’unica occasione buona ha spedito malamente fuori. E per gestire il vantaggio, Carrick ha fatto entrare pure Mount e De Ligt. Pensa te.
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