La Roma vince a Udine: la fabbrica da gol ne fa altri 5
Primo tempo spaziale, ripresa più cauta. A segno cinque marcatori diversi, un peccato i due subiti
(MANCINI)
A voler proprio guardare il pelo nell’uovo, ci sarebbe da descrivere i brividi di fastidio che ogni romanistaha provato ieri al 39’ del secondo tempo quando Unai Gomez ha calciato di sinistro quasi dal limite un diagonale che si è per fortuna spento a due centimetri dal palo alla destra di Gollini: se avesse segnato, sarebbe stato il gol del 3-4, con ancora sei minuti da giocare più quattro poi assegnati di recupero. Dieci minuti in cui la Roma sarebbe forse affogata nelle recriminazioni per una partita che a un certo punto sembrava poter giustificare un distacco numerico di un decina di gol, visti i quattro segnati nel primo tempo, i due clamorosi legni presi e quella sensazione di straripante superpotere, di quelli che provi solo nelle stagioni in cui ti rendi conto che nessuno riesce a starti dietro. Per fortuna però Gomez ha calciato fuori e poi Ghilardi ha ristabilito un minimo di misura a quello che si era visto in campo per tutta la gara. Quattro i gol segnati nel primo tempo, ma avrebbero davvero potuto essere dieci per una squadra bella quasi da non crederci. A segno tutti marcatori diversi, prima Cristante di testa, poi Mora col destro, poi Malen di sinistro, poi Ndicka di testa e, nel finale, Ghilardi col destro mentre i legni sono stati presi da Soulé (palo) e Malen (traversa). Poi nel secondo tempo la Roma qualcosa ha mollato e sono arrivate due reti che solitamente questa squadra non prende: da Zaniolo, in ribattuta su un tiro di Miller deviato involontariamente da Ghilardi e respinto corto da Gollini, e poi da Palma, con un destro al volo su un rilancio in area mentre la squadra giallorossa risaliva la corrente da un corner, ma non tutti con la stessa foga. Il 5-2 finale è valso dunque la settima vittoria su dieci partite, ha confermato l’imbattibilità e ha confezionato il miglior bottino di reti di sempre della storia: 28, due più del precedente record segnato nelle stagioni 1960/61 e 2016/17. E in classifica la Roma ha rosicchiato tre dei quattro punti di distacco all’Inter, battuto ieri dal Milan nel derby, in attesa della sfida della Lazio oggi pomeriggio con il Cagliari. In ogni caso, tutto aperto.
Il dominio della Roma è stato incontrastato, sin dalle prime battute. Gasp aveva scelto di far riposare Mancini e non rischiare Balerdi, torneranno utili all’Old Trafford, anche se ormai là dietro chiunque giochi garantisce rendimento altissimo, e aveva mandato in campo stavolta Ghilardi, Ndicka ed Hermoso, lasciando Molina a destra sulle tracce del veloce ma inconsistente Kamara e Wesley a sinistra a vedersela con Vojvoda, in mezzo Cristante e de Roon, inossidabili, davanti Soulé e Mora con Malen, con in panchina Pisilli, eventuale jolly di gestione, e Castro eventuale cambio offensivo. In totale sono state dunque cinque le novità rispetto alla formazione mandata in campo dall’inizio contro il Cagliari, a conferma della ricchezza delle opzioni per l’allenatore, anche in vista dell’attesissima trasferta con il Manchester United. Di contro il povero Runjaic ha dato fiducia al 3421 di quest’anno, interpretato però con una pigrizia e una approssimazione che fanno pensare a quanto il tecnico ormai (non) riesca a motivare i suoi. In porta Okoye, uno che da quando è salito nel borsino dell’entertainment per le sue doti estetiche è crollato nelle sue quotazioni da calciatore, dietro gli inguardabili braccetti sono stati Abankwah e Palma (in parziale riscatto col gol nella ripresa), in mezzo Kabasele che almeno ha provato a fare qualcosa prima che Malen lo facesse impazzire, in mezzo Karlstrom e Miller, davanti Zaniolo (forse l’unico decente dei bianconeri) ed Ekkelenkamp alle spalle di Davis.
Al 3’ un tentativo da lontano di Miller deve aver illuso qualcuno al Bluenergy Stadium che l’Udinese avesse velleità ed ambizioni, ma ci ha pensato Cristante a far capire che non sarebbe stata la serata del riscatto, anticipando di testa al 10’ lo sprovveduto Palma su un bel cross tagliato di destro da sinistra di Wesley: detto questo, se non ci fosse stata la papera di Okoye che non è riuscito a calcolare la traiettoria piuttosto centrale della deviazione, forse la palla non sarebbe mai entrata. Da qui la partita è praticamente finita, anche se solo dopo la mezz’ora sono arrivati i gol (tre, in sette minuti) che hanno dato una dimensione inusuale al risultato, almeno per un primo tempo. La Roma in questa stagione ha già dato quattro reti a quattro squadre, Fiorentina, Lecce, Slovan Bratislava e Cagliari, e 3 ne ha segnati a Real Madrid e Napoli. Ieri alla fine sono stati addirittura cinque, grazie alla prodezza finale di Ghilardi, ma considerati i pali e le occasioni mancate avrebbero potuto essere più del doppio. Dagli appunti saltano fuori tutte le occasioni del primo tempo: al 14’ Soulé ha saltato Palma con un sombrero e ha mandato nello spazio Malen, ma Kabasele lo ha fermato bene, poi, dopo un tiro di alleggerimento di Vojvoda controllato da Gollini, ci sono stati dieci minuti a tinte giallorosse da far tremare tutto il Bluenergy. Li ricordiamo uno dopo l’altro: al 28’ un lancio strepitoso di Cristante in versione Bellingham per Soulé ha costretto Palma ad un intervento scoordinato di testa che di fatto ha aggiustato l’assist per l’argentino che, quasi abbagliato da tanta grazia, ha concluso con un sinistro che si è schiantato sul palo; al 29’ la palla da Molina è passata per la testa di de Roon fino a Malen che si è girato a modo suo da posizione favorevole (approfittando della dormita di Abankwah) costringendo alla respinta Okoye, poi sulla ribattuta l’olandese ha fatto vibrare la traversa; al 31’ un’altra bella azione sulla trequarti è stata rifinita da Soulé per Cristante che è entrato di slancio in area sulla destra e, mentre Kabasele bloccava fisicamente Malen, è arrivato l’assist (passato sotto le gambe di Palma) per Mora che, a porta vuota, dall’altra parte, ha segnato il gol del 2-0; al 33’ un altro lancio vincente stavolta di Hermoso per Soulé ha consigliato un nuovo dialogo in area con Malen, che con il pallone tra i piedi ha cambiato direzione in un secondo lasciando sul posto Kabasele e battendo Okoye con un sinistro chirurgico sul primo palo; al 36’ Wesley ha ripetuto lo stesso rientro sul destro da sinistra e lo stesso cross per Cristante del primo gol, solo che stavolta Brian ha provato addirittura il gol di tacco, costringendo Okoye al salvifico intervento; infine al 37’, su corner di Soulé, Ndicka è saltato più alto di tutti in sospensione e ha messo il pallone in rete dall’altra parte, in una specie di pallonetto che Okoye incredulo ha potuto solo accompagnare con lo sguardo, perché con le mani non ci sarebbe mai potuto arrivare. A bufera finita, l’Udinese si è ritrovata sotto di 4 gol e fischiata da tutto lo stadio, tranne la parte festosa di tutta la curva sud romanista, 5000 cuori felici e quasi increduli di fronte a tanta bellezza. A ridestare i suoi ci ha provato Zaniolo prima della fine del tempo, con una bella punizione dalla trequarti a scendere sul secondo palo e incornata da Palma, su cui Gollini si è superato con una splendida parata a braccio aperto. E subito dopo, al 42’, lo stesso Zaniolo è andato via sulla fascia e ha costretto Ndicka ad un intervento decisivo.
La Roma è tornata in campo un po’ troppo morbida e dopo 5 minuti Zaniolo ha accorciato le distanze riprendendo una mezza parata di Gollini che a sua volta era stato bravo a respingere un tiro di Miller deviato da Ghilardi. Subito dopo Molina avrebbe potuto regalare a Malen l’assist per il 5-1, ma ha sbagliato la misura del tocco decisivo. Runjaic ha inserito Gomes e Chakwetadze per gli spenti Davis ed Ekkelenkamp, lasciando Zaniolo unico riferimento centrale offensivo, Gasp ha risposto con Pisilli e Castro per Mora e Malen, per un assetto più ragionato. Poi è uscito anche Zaniolo, per far spazio a Piotrowski a ridisegnare il 352 dello scorso anno. Poi su un’uscita moscia da un corner su una palla rilanciata in area (Wesley, in particolare, ha dormito) Palma ha uncinato il pallone al volo in area mandandolo alle spalle di Gollini. E la partita si è riaperta: nuovi cambi hanno ulteriormente rafforzato l’attacco per l’Udinese (dentro anche Jovanovic e Arizala per Karlstrom e Kamara), e la difesa per la Roma (Rensch, Mancini e Koulierakis per Wesley, Soulé ed Hermoso), con Ghilardi liberato sulla fascia. E dopo lo spavento corso sul sinistro di Gomez e un altro clamoroso errore di Molina a sprecare un 2 contro 1 sbagliando l’assist per Castro, è arrivato il definitivo gol del 5-2 con un elegante scucchiaiata di Castro per Ghilardi che si è permesso il lusso di segnare un gran gol, con stop di petto e destro al volo sotto la traversa. Applausi e sipario.
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