AS Roma

Balerdi conosce il peso del rumore

Dalla Bombonera al Vélodrome, passando per Dortmund. La storia di un difensore col sogno di Riquelme e Gago, cresciuto in pazze dove l’amore va di pari passo con la pressione

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Paielli
16 Settembre 2026 - 09:01

Leonardo Balerdi è decisamente mosso dalla forza delle emozioni. Nella vita, per il legame indissolubile con la famiglia. Ma anche nel calcio, visto il suo curriculum. Boca Juniors, Borussia Dortmund, Marsiglia, Roma. Dove la passione e l'amore divorano tutto il resto. Sensazioni ricercabili, certo, ma difficilmente riscontrabili altrove. 

La storia d'amore con il pallone nasce in un piccolo campo di calcio di proprietà del Club Sportivo Pueyrredón, a Villa Mercedes, città natale di Leonardo. Nello stesso stadio che ora porta il suo nome. Accompagnato dalla nonna Graciela appena finito scuola, per poi tornare a casa e condividere l'emozione con nonno Rudy. Due figure fondamentali per Balerdi: un sostegno che non si è mai spento, dai primi calci al pallone fino alla convocazione al Mondiale con l'Argentina, quando i nonni hanno guidato un centinaio di persone nelle strade di Villa Mercedes per festeggiare. Magliette dell'Albiceleste, striscioni per Leonardo, cori e tanta emozione per il primo ragazzo della provincia di San Luis convocato alla Coppa del Mondo. Poi, uno scherzo del destino, un infortunio al polpaccio impedisce a Balerdi di partecipare all'avventura divisa tra USA, Messico e Canada. Ma l'orgoglio e l'amore rimangono, sempre. Lo si legge negli occhi del nonno, ogni qual volta, nelle interviste, racconta il nipote. 


(Lo stadio del Pueyrredón a Villa Mercedes, rinominato "Estadio Leo Balerdi")

Probabilmente è proprio da lì, da quelle radici, che Leonardo si trova spesso nell'arco della sua carriera a ricercare la forza per affrontare i momenti più difficili. Come quando, a vent'anni non ancora compiuti, il Borussia Dortmund bussa alle porte del Boca. L'offerta è molto allettante e per gli Xeneizes è difficile rifiutare, ma, almeno inizialmente, Balerdi non vuole firmare. Vorrebbe trascorrere un altro anno a casa sua. Una scena già vista quando pochi anni prima, ancora in attesa di debuttare col suo Boca, rifiuta un’offerta del Barcellona. Il motivo? La voglia di debuttare nel calcio dei grandi con la maglia degli Xeneizes. Questa volta, però, nonostante la passione smisurata per i colori che tifa fin da bambino, sono proprio i suoi familiari a convincerlo a salire sul vagone di un treno che potrebbe non passare più.

Abbandonare la propria terra per la prima volta, probabilmente, passa in secondo piano se c'è da salutare il Boca. Tanto è l'amore verso gli Xeneizes. Quanto l'emozione di ben sei anni prima, quando Leonardo entra a far parte del settore giovanile. Da quel momento, fino alla chiamata dall'Europa, un mare di eventi, anche inaspettati. Come il cambio ruolo, da centrocampista a difensore. Difficile convincerlo ad abbandonare il sogno di emulare i suoi idoli, Riquelme e Gago, poi inizia a studiare i centrali difensivi della prima squadra. Oppure, gli spalti gremiti dei sostenitori xeneizes al seguito della squadra delle Riserve, anche e soprattutto per seguire l'allora giovane Balerdi. Prestazioni che sorprendono anche un gigante come César Luis Menotti.

Quel modo di giocare "da numero 10, pur essendo un centrale difensivo", come ha raccontato a BeIn Sports Diego Masili, che lo ha scoperto ai tempi del Pueyrredón. Perché certe cose, come la qualità tecnica, restano innate. Oppure, la personalità. Non è un caso che i genitori lo abbiano definito un "balazo", un colpo di pistola, per descrivere il suo temperamento da piccolo. Un'immagine forte, sicuramente. Ma nessun'altra avrebbe potuto essere più chiara. Qualcosa che poi, inevitabilmente, si è riversato in campo, con il calcio.

Un leader positivo, capitano da piccolo e da più grande. La personalità necessaria per superare anche, dopo l'esprienza in Germania, l'atmosfera diventata poi insostenibile al Marsiglia. Nonostante la fascia di capitano e una dedizione incrollabile. Sei stagioni, 200 presenze che lo rendono, agli occhi dei tifosi dell'OM, tanto amato quanto odiato. Soprattutto nelle ultime due annate, quando la relazione con la tifoseria sembra ormai essere incrinata del tutto. Una storia che, tuttavia, avrebbe meritato ben altro finale. Non certamente i fischi assordanti riservati dal Vélodrome nell'amichevole precampionato ad agosto contro l'Atletico Madrid.

Reazione che non passa inosservata e, di fatto, sancisce la fine del rapporto con i francesi. Rottura di un rapporto intenso, a tratti logorante, ma che resta un pezzo di vita per Balerdi, come testimoniato dal messaggio d'addio sui social. Mosso, come sempre, dalla forza delle emozioni. La stessa intensità con cui si presenta a Roma. Fin dall'intervista di presentazione, completamente in italiano (non solo grazie alle origini, ma anche per la mamma professoressa di lingua e per la fidanzata italiana) per poi arrivare alle prime uscite con la maglia giallorossa. Eleganza, caparbietà e sicurezza. Esperienza e leadership "da capitano", come evidenziato da Gian Piero Gasperini. Spezzoni importanti contro Atalanta e Fenerbahce, migliore in campo contro il Torino. E duello Boca-River contro Simeone ampiamente vinto. Il modo perfetto, per Balerdi, a quasi 28 anni, di iniziare un nuovo e importante capitolo di vita. Con la stessa passione. E magari per ritrovare fiducia, se mai ne avesse persa. Perché il suo nuovo allenatore e i suoi nuovi tifosi si fidano già ciecamente di lui.

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