Il saluto di Bruno Conti: «Ci vediamo allo stadio»
Marazico dice addio al club giallorosso: «Giusto o sbagliato che sia stato, ho fatto tutto per amore della Roma»
(GETTY IMAGES)
Il post è lì, su Instagram. Il post-Bruno Conti è iniziato così. «Ci vediamo allo stadio - scrive il “Marazico” - a tifare sempre la nostra amata AS Roma». Solo ringraziamenti, da parte di un mito della storia della Roma, che lascia il club dopo 53 anni. Ha ringraziato la famiglia, i compagni, Agostino Di Bartolomei, Nils Liedholm, i tifosi, i dipendenti (per loro vale tanto, in questo momento), i presidenti. Non era una finta, quindi. Quelle le ha fatte sempre, e bene, solo in campo. Bruno Conti lascia davvero la Roma e riavvolgere il nastro è impossibile, come sarà impossibile trovare un’altra storia così. Perché non è stato “solo” uno dei più grandi calciatori mai visti in maglia giallorossa e un esempio di fedeltà. Per la Roma ha fatto qualsiasi cosa la Roma gli abbia chiesto. E tra una cosa e l’altra si è aggiustato con le mani quella chioma al vento che a ogni dribbling sembrava volare via, ma che poi lui, sterzando e mandando il difensore da un’altra parte, tratteneva. Fino a correre in ginocchio sotto la Curva Sud.
Ha fatto gol, ne ha fatti fare tantissimi, ha fatto impazzire i difensori e qualche volta pure i compagni. Ha vinto come nessun altro in maglia giallorossa. È stato il nostro orgoglio al Mondiale del 1982, “il migliore”, per parola del migliore, cioè Pelè. Ha sbagliato un rigore, sì, ma nessuno gliene ha mai voluto. Perché ciò che ha scritto ieri, «giusto o sbagliato che sia stato, ho sempre fatto tutto con amore per la Roma», è sempre stato evidente. Se lo fai con amore non è mai sbagliato. Ha smesso, si è aggiustato la chioma con le mani ed è ripartito. Ai ragazzi ha insegnato a non aver paura degli errori. Lui che si era nascosto negli spogliatoi il giorno prima dell’esordio in A, ha insegnato loro a non nascondersi. Ne ha selezionati tanti, li ha sempre seguiti tutti con attenzione, anche quando avevano lasciato Trigoria.
Quando la Roma gli ha chiesto un passo avanti, non s’è nascosto. Si è aggiustato la chioma con le mani senza pensarci e ha detto sì. Dal momento drammatico, con la salvezza ottenuta nel 2005, è nata una grande Roma che l’ha visto direttore tecnico in un periodo in cui avrebbe meritato due Scudetti. Poi la Roma gli ha chiesto un passo indietro, forse due. Li ha fatti, ma senza arretrare. Si è aggiustato la chioma con le mani e ha continuato a fare tutto con amore e per amore. Della maglia, del calcio, dei giovani che sceglieva e cresceva.
Pensarlo fuori dalla Roma è talmente assurdo che il suo ultimo giorno è stato martedì scorso. Il giorno dopo era ancora a Trigoria, a pranzo con Falcao. E per un attimo è tornata in mente a tutti la sua chioma al vento in campo. È sempre stata la stessa, è tornata anche dopo la malattia. Ma solo adesso, all’improvviso, ci accorgiamo che è un po’ più grigia. Difficile crederci. Forse è solo un’altra finta.
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