In principio Biancone, Mascetti il più longevo. Gli Scudetti con Monzeglio, Previdi e Baldini
Con Sabatini i mercati più vivaci. Moggi assunto (e licenziato) due volte. Nell’era Sensi consulenti più che dirigenti formali
(GETTY IMAGES)
In principio fu Biancone. Ovvero l’uomo della prima pionieristica distinta scritta a mano della primissima partita della storia della Roma, l’amichevole del 17 luglio 1927 con l’Ute. Oltre quarant’anni in giallorosso, non può che toccare a lui la prima fiera dei sogni di matrice romanista. Da dirigente factotum, più che da direttore sportivo, ruolo codificato soltanto a partire dagli Anni 70. Per il primo Scudetto però il presidente Bazzini affida il mercato a un uomo di campo, quel Monzeglio elegante terzino a Campo Testaccio e due volte campione del mondo: è lui a portare a Schaffer i due acquisti decisivi per il titolo, Cappellini e Mornese. Così come Sacerdoti si rivolge a Giorgio Carpi (che al Club aveva donato la prima maglia giocando gratis) per prelevare Losi. Ma nel dopoguerra gli uomini mercato sono fiduciari - spesso di contorno - dei patron, alla cui disponibilità finanziaria è delegata la reale attribuzione delle campagne di rafforzamento.
Dopo Anastasi e Sbardella, la prima vera figura che si occupa di mercato a tutto tondo è - udite udite - Luciano Moggi, scelto da Anzalone per arrivare all’ambitissimo Pruzzo, soffiato proprio alla Juventus. Ma con Viola e Liedholm il feeling non scatta e il Barone chiede Riccardo Sogliano, che lo ha già affiancato al Milan. Il ds in carica nel 1982-83 (e fino all’85) è Previdi, ma la costruzione della squadra resta in capo ai desiderata del presidentissimo. Perinetti, Marino e lo stesso Mascetti all’inizio della sua lunga trafila romanista (quasi 8 anni lo rendono il più longevo ds effettivo) sono più esecutori che sceneggiatori delle trattative. Negli Anni 90 cambia la proprietà e il modo di intendere gli uomini mercato: con Sensi si succedono ancora Moggi (cacciato in breve, porta con sé alla Juve Ferrara e Paulo Sousa, trattati a lungo per la Roma), Perinetti e Piazzolla. Più spesso consulenti che dirigenti “su carta”. Così come Franco Baldini, in società dopo l’affare Paulo Sergio e artefice dei colpi Batistuta, Emerson e Samuel, forieri del terzo tricolore. Rosella però sceglie Pradé, ma Baldini torna da dg con gli americani e affida a Sabatini il mercato, mai così movimentato: da Pjanic a Nainggolan, da Alisson a Dzeko, i colpi sono sensazionali ma senza trofei. Per vincere bisogna attendere Mou, sotto la gestione Pinto, arrivato dopo i brevi interregni di Massara e Petrachi. Il resto è storia recente. Fino a D’Amico.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRECEDENTE