AS Roma

Il film del campionato #2: la vetta, poi la frenata. Si vola in Europa League

Gasp si conferma mister senza "X". Big match ancora indigesti. Ma in coppa si cambia passo: in Scozia riparte la corsa europea. L'anno si chiude con l'abbraccio a De Rossi (battuto)

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
08 Giugno 2026 - 06:30

Destinazione San Siro. Dopo aver ceduto immeritatamente all'Inter in casa, ritrovando però subito il passo giusto nel doppio confronto con le emiliane, la Roma è attesa dalla sfida all'altra pretendente al vertice milanese. Stavolta al Meazza, il teatro più consono per misurare le reali ambizioni di una squadra sorprendentemente capolista, a braccetto con un Napoli che  però nelle previsioni estive avrebbe dovuto ammazzare il campionato. L'autunno caldo che attende i giallorossi comincia così dalla tana del Milan, il 2 novembre. Fino a quel momento in trasferta sono arrivate quattro vittorie convincenti in altrettante gare. E stavolta l'avvio del match è addirittura da stropicciarsi gli occhi: Dybala e compagni partono all'arma bianca, facendo rintanare i rossoneri nella propria trequarti e creando occasioni a ripetizione. Sembra di rivedere le migliori versioni delle squadre di Gasperini: arrembanti, rapide e intense. Il difetto però è lo stesso che ci si trascina da inizio stagione: alla mole di tentativi offensivi non corrisponde la capacità di finalizzare. Anzi. Gli attaccanti romanisti sprecano tantissimo e nella prima circostanza in cui il Milan mette il naso fuori dalla propria metà campo passa, poco prima dell'intervallo. Nella ripresa l'inerzia cambia per un po' e sale alla ribalta anche Svilar, finché non si ritorna al canovaccio di inizio partita, che sbocca nel rigore fallito dalla Joya. Finisce 1-0 per i padroni di casa e lo stato d'animo oscilla fra enormi rimpianti e consapevolezza di accresciuta personalità. 

Si riprende il filo in Scozia

La voglia di riscatto è enorme fin dalla successiva trasferta, questa volta fuori dai confini. Le due recenti sconfitte casalinghe in coppa impongono alla Roma i tre punti su un campo storico: Ibrox Park. Al di là del contorno - nel quale spiccano comunque i soliti encomiabili tifosi giallorossi al seguito - i Rangers appaiono modesti e il match ha poca storia, indirizzato già nel primo tempo da Soulé e Pellegrini sul punteggio finale: 2-0 e filo ripreso nel primo dei due viaggi scozzesi. C'è ancora un impegno casalingo prima della sosta novembrina: all'Olimpico è attesa l'Udinese del ripudiato ex Zaniolo. Il numero 10 bianconero smania, ma il terzetto composto da Mancini, Hermoso e Ndicka lo imbriglia senza grandi grattacapi e quando nel finale si distrae, mettendo l'avversario davanti a Svilar, è Mile a ipnotizzarlo. A quel punto il punteggio è già in ghiaccio, ancora grazie a Pellegrini e al marcatore che nessuno aspetta, ma che merita come pochi un premio alle strabilianti prestazioni del periodo: Celik, ormai padrone della corsia destra con Wesley dirottato stabilmente sul versante opposto. La replica del 2-0 di Europa League concede una pausa per le nazionali sempre ai vertici della classifica in Serie A.

In vista della ripresa Gasperini cerca di recuperare qualche infortunato. Tanto per cambiare è il reparto offensivo ad affollare l'infermeria di Trigoria e quando si torna in campo a Cremona, il tecnico è costretto a schierare una formazione con Baldanzi centravanti di manovra. Ci pensa il solito Soulé a mettere in discesa la gara, controllata senza particolari affanni ma di nuovo con poca cattiveria sotto porta. Dopo un'ora l'ex empolese cede il posto al rientrante Ferguson, che restituisce peso all'attacco e finalmente si sblocca. Da lì in poi la squadra spicca il volo e manda in rete anche Wesley, con un delizioso "cucchiaino" d'esterno. Il gol della bandiera lombarda nel recupero serve solo a far arrabbiare Svilar, che già accarezzava il settimo clean-sheet in dodici turni. Ma la sua porta resta la meno battuta del torneo e soprattutto s'intravede un'altra vetta, anche più significativa. Per farla propria bisogna soltanto attendere il giorno dopo, quando la sconfitta dell'Inter nel derby regala un inatteso e gustosissimo primato solitario. C'è chi sogna, mentre la settimana successiva sembra destinata a fornire risposte pregnanti sulla portata dei reali traguardi da inseguire.

Le discese ardite e le risalite

In Europa League è necessario sfatare l'antistorico tabù stagionale Olimpico, contro il Midtjylland capolista a sorpresa della Fase campionato. El Aynaoui prima, El Shaarawy poi si rivelano ulteriori frecce all'arco di Gasp e incanalano la partita, che termina 2-1. Tre giorni dopo arriva il Napoli col tricolore sul petto, big match che chiude novembre. Il match è teso, povero di occasioni, diretto verso il pari. Ma un evidente fallo non fischiato a Koné dà il via alla ripartenza letale degli ospiti e da lì in poi lo 0-1 non schioda. Le altre vincono tutte e in un solo turno si passa dal primo al quarto posto, che bisogna a questo punto difendere a Cagliari. I sardi provocano, su tutti il tifoso biancoceleste Folorunsho, e a farne le spese è Celik espulso. La squadra è nervoso, l'attacco ancora poco ispirato e l'intera ripresa in dieci non aiuta: arriva un altro ko, a differenza dei precedenti senza attenuanti e quindi più difficile da digerire.

Bisogna subito voltare pagina e l'occasione arriva ancora a Glasgow, stavolta contro il Celtic. La differenza è ancora più marcata rispetto alla gara coi Rangers: 3-0 maturato già prima dell'intervallo, ma soprattutto diverse indicazioni confortanti. Dalla doppietta di Ferguson; agli ingressi brillanti di Dybala e Bailey, che si vede anche annullare il 4-0; al ritorno del redivivo Angeliño dopo due mesi e mezzo di assenza. E il terzo successo consecutivo in coppa spalanca le porte alla possibilità di evitare i playoff. Ci sono tutte le premesse per guardare con fiducia alla sfida seguente col super-incensato Como. Gasp mette sotto Fabregas ben al di là dell'1-0 firmato Wesley, che nel finale si lamenta e viene ricondotto a più miti consigli dal grugno di Mancini. Hermoso cancella Paz, ma è il collettivo a impressionare per coesione e ritmo.

Natale è alle porte e ancora una volta viene anticipato dalla sfida con la Juventus rigenerata dalla cura Spalletti. Lo Stadium raramente è stato teatro di serate felici, ma nell'incrocio fra ex è il tecnico giallorosso a infondere ai suoi maggiore personalità. Eppure ancora una volta in un big match a tanta semina non corrisponde uguale raccolto: il 2-1 bianconero (con rete di Baldanzi) è l'ennesimo risultato bugiardo. Per chiudere serenamente il 2025 non c'è altro da fare che cercare di battere un altro ex, ma in questo caso mai avversario. Il 29 dicembre Daniele De Rossi mette per la prima volta piede all'Olimpico con altri colori. Quelli del cuore però gli rendono il doveroso tributo: lui appare concentrato sul match, che peraltro è senza storia (3-1 finale, ma dopo mezz'ora la Roma è già sul 3-0 grazie a Soulé, Koné e Ferguson), ma alla fine si scioglie. Per rispetto al suo Genoa lo sguardo resta torvo, ma il suo saluto alla Sud sa di abbraccio. Profondo e ricambiato).

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