Mancini val bene un inchino
Primo difensore a fare doppietta nel derby in A. Simbolo della Roma di Gasp, che non ha mai mollato
(GETTY IMAGES)
Forse non raggiungerà i numeri nei derby di Totti, Delvecchio, Da Costa e Montella, ma Gianluca Mancini è ormai ufficialmente il nuovo incubo dei laziali. Lo è diventato con pieno merito, dopo la doppietta che ha permesso alla Roma di portarsi al quarto posto in classifica a 90’ dal termine della stagione. Due «corpi de testa da fa’ ‘ncantà», come recita la celebre Canzona di Testaccio, uno sotto la Nord e uno sotto la Sud: inzuccate che fanno seguito a quella con cui aveva già deciso la stracittadina del 6 aprile 2024, con De Rossi in panchina. E sono 3: la Lazio ora è, assieme al Milan, la sua seconda vittima preferita; solo all’Inter ne ha segnati di più in carriera (4). I due gol lo portano a quota 23 con la Roma, guarda caso proprio il suo numero di maglia, quello che i tifosi biancocelesti vedranno nei loro incubi ricorrenti. “Mancio” è anche il primo difensore a segnare una doppietta in Serie A nel derby di Roma, ma limitarsi a un’analisi del derby sarebbe ingeneroso nei suoi confronti.
La verità è che Gianluca Mancini è il simbolo di una Roma, quella di Gasperini, che non si è mai arresa. Una Roma che ha continuato a crederci anche quando la qualificazione in Champions League sembrava un miraggio: ora passa da Verona, dove Gianluca e compagni saranno artefici del loro destino. Il centrale di Pontedera è l’emblema di una squadra che ha sicuramente dei limiti, ma che ha fatto del lavoro quotidiano, del senso d’appartenenza e della dedizione i suoi tratti distintivi; una squadra che è caduta, ma che si è sempre rialzata. Dopo il traumatico 3-3 con la Juve, dopo il 3-4 in Europa League col Bologna, dopo il ko a Udine: se Gasp è riuscito a tenere sempre dritta la barra, il merito è anche di un calciatore che si sta prendendo qualche bella rivincita. C’era chi, per esempio, in Nazionale gli ha preferito Bastoni, Acerbi, Buongiorno, Di Lorenzo adattato come braccetto, Ranieri, persino Coppola; c’era chi lo definiva troppo falloso, chi troppo “fastidioso” in marcatura (come se un centrale dovesse stendere un tappeto rosso agli attaccanti avversari...), chi gli imputava un’eccessiva verbosità all’interno del campo.
Ebbene, Gianluca ha risposto a tutti: non a parole, come molti altri calciatori tendono a fare, ma con i fatti. Con 4 gol in campionato (tutti arrivati nelle ultime 7 giornate) è il secondo centrale ad aver segnato di più dopo Pavlovic e Ostigard, a pari merito con Bremer e e Kempf. In stagione ha collezionato 44 presenze: solo 4 le gare saltate, 3 delle quali per squalifica, una sola per infortunio. Con 318 gare in giallorosso è sedicesimo nella classifica all-time della Roma ed è il secondo difensore dopo Panucci ad aver segnato più gol. Ma è, soprattutto, un leader in campo e nello spogliatoio, uno che non si tira mai indietro, pronto a giocare con i punti di sutura e «anche con una gamba sola», come disse di lui un certo José Mourinho.
Domenica, dopo aver deciso il derby con una doppietta, ha allontanato i riflettori da sé e li ha puntati su Lorenzo Pellegrini e Stephan El Shaarawy, due amici, compagni di tante battaglie. Ne resta una soltanto per questa stagione: una battaglia in cui in palio c’è un traguardo che Gianluca non ha mai raggiunto in carriera, e cioè giocare in Champions. Guai a fermarsi adesso: il sogno è a un passo.
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