Diciassette volte su ventitré partite da titolare in campionato. La pasta del Capitano destinata a cementificarsi già al prossimo raduno di fine mese, ha iniziato ad avere presa nella stagione terminata da poco. Mai Alessandro Florenzi aveva avuto l'onore di indossare quella fascia dall'inizio così tante volte. Forse ne avrebbe fatto anche a meno se avesse conosciuto a priori i motivi, riconducibili in gran parte ai ripetuti guai fisici di De Rossi.

Fatto sta che la palestra è servita. Il giocatore visto nell'ultima annata è apparso temprato, dalle sofferenze fisiche (troppo spesso si dimentica che il numero 24 ha subito un infortunio gravissimo che lo ha tenuto fuori causa per un anno) e anche da qualche delusione di carattere emotivo. Il grafico del suo rapporto con parte della tifoseria è stato soggetto a diverse curve decrescenti. Ma Florenzi ha trovato la forza di reagire e già dall'estate scorsa si è avuta la sensazione di un giocatore maturato da molti punti di vista. L'andamento stagionale in controtendenza rispetto a quello più che deludente della squadra ne è la conferma più evidente: la media dei voti de Il Romanista lo colloca al quarto posto nella classifica di rendimento della rosa (alle spalle di De Rossi, El Shaarawy e Mirante) con un eloquente 6,31.

Il primo segnale arriva nella gara che per molti rappresenta il peccato originale del 2018-19: quella interna con l'Atalanta, appena alla seconda giornata. Quella sera è Alessandro a chiamare la carica che vale la doppia rimonta dopo un primo tempo sconcertante, in balia dei nerazzurri. Segna, esulta con grinta quasi inedita, fornisce quella spinta caratteriale troppo spesso attesa invano. Nelle partite successive la squadra naufraga, ma lui è sempre fra gli ultimi ad alzare bandiera bianca. Fino al derby, nel quale viene schierato alto con Santon alle sue spalle: nonostante la disabitudine, il risultato è lusinghiero per la squadra come per lui e per un po' - troppo poco - si ha l'illusione che si possa voltare pagina rispetto all'avvio shock.

La Roma però non ingrana e ne risentono (quasi) tutti i suoi componenti. Ancora una volta tocca a lui fare il leader a Firenze e non arrendersi di fronte ad assurde decisioni arbitrali. De Rossi si è fatto male seriamente a Napoli nel match precedente e si intuisce che i gradi saranno suoi per un periodo non breve. Alessandro si mette a disposizione e nell'ultima parte dell'anno solare tiene fede alla sua proverbiale duttilità tattica, occupando quattro ruoli differenti: terzino, esterno alto su entrambe le fasce, intermedio a centrocampo.

Col rientro di DDR, il numero 24 cede nuovamente la fascia al suo legittimo proprietario, salvo riprenderla nel giorno del debutto in panchina di Ranieri. In quella partita con l'Empoli, il jolly di Vitinia è protagonista nel bene e nel male: fornisce l'assist vincente a Schick per il gol vittoria, poi rimedia il rosso per una doppia ammonizione fin troppo fiscale. La sfortuna sembra accanirsi su di lui perché immediatamente dopo la squalifica (e la pausa del campionato) è costretto a dare forfait per una lesione muscolare al polpaccio subita durante il ritiro della Nazionale.

Dall'ultima presenza trascorre un mese prima di rivederlo in campo: torna nella ripresa della gara contro l'Udinese e non esce più, alternando vittorie e pareggi fino alla fine del campionato e sfoderando prestazioni personali più che convincenti. La fascia è sua fino a Roma-Parma, quando si consuma lo struggente addio di De Rossi, che gliela consegna al momento della standing ovation. Da quegli 8 minuti in poi sarà tutta sua.