I fantasmi esistono. Non abitano nei castelli comparendo a notte fonda, preceduti dal suono delle catene, con il lenzuolo bianco. Ma parlano con cadenza pugliese, vestono eleganti, lavorano nel mondo del calcio e come segno caratteristico hanno il vezzo di mettersi sempre il cappello. È questo, più o meno, il momento che sta vivendo Gianluca Petrachi: direttore sportivo dimissionario dal Torino senza però che, almeno finora, il club granata gli abbia detto dimissioni accettate; direttore sportivo in pectore di una Roma che sta cercando di ricostruire e ricostruirsi con l'obiettivo di mettersi alle spalle il periodo più devastante dell'era americana. Sono settimane che la situazione ristagna con Petrachi che continua a stare tra coloro che son sospesi senza che si capisca con certezza come potrà sbloccarsi una situazione che in alcuni momenti è al limite del grottesco (vedi saluti, baci e abbracci con l'ad della Roma Guido Fienga all'aeroporto di Fiumicino di ritorno da Madrid dove si si era praticamente chiusa la trattativa per il nuovo allenatore Paulo Fonseca).

Dalle parti di Trigoria e via Tolstoj, da qualche giorno filtra un certo ottimismo verso una possibile fumata bianca allo sblocco della situazione, ovvero questione di giorni e Petrachi sarà anche ufficialmente il nuovo direttore sportivo della Roma, il quarto dell'epopea a stelle e strisce dopo Walter Sabatini, Ramon Monchi e Ricky Massara. L'ottimismo giallorosso però non fa scopa con le notizie che circolano dalle parti di Torino. Dove un po' tutti descrivono il presidente Urbano Cairo come piuttosto irritato per una vicenda che se da un lato gli ha fatto un favore (la rottura con Petrachi è di circa un anno fa), dall'altro vuole sfruttare a suo vantaggio, come peraltro è legittimo con un dipendente che ha un contratto con la società granata fino al trenta giugno del 2020.

Insomma, Cairo vuole vedere cammelli, cash o con un giocatore fa poca differenza. Anche perché, se non bastasse, c'è anche l'aspetto che con Petrachi alla Roma arriverebbe anche il suo braccio destro Antonio Cavallo e, pare, pure il segretario granata Leo Longo (ex Lazio). Allora perché il fantasma non sia più tale, c'è bisogno che Cairo dia il semaforto verde, altrimenti l'affare si complica. Il silenzio, a proposito, del numero uno granata negli ultimi giorni, potrebbe far pensare a un accordo tra le parti già trovato. Ma a quanto pare, invece, la situazione è ancora da definire, pure se Petrachi avrebbe parlato con i legali del Torino mettendoli al corrente di tutto e avendo una specie di via libera a trattare con la Roma.

C'è però la questione economica da risolvere. Sembra, infatti, che il direttore sportivo granata da qualche mese non riceva il suo stipendio che, sommato alla liquidazione maturata nei nove anni al Torino, costituirebbe una cifra intorno al mezzo milione di euro che il dirigente potrebbe essere disposto a lasciare nelle casse granata pur di poter cominciare a lavorare per la Roma anche alla luce del sole.

Basterebbe a Cairo che, così, stabilirebbe il record di essersi fatto pagare un ds, roba che costituisce un inedito nel mondo del calcio? Sembrerebbe di no, perché il presidente del Torino ai suoi più stretti collaboratori avrebbe confidato di essere intenzionato a denunciare in federazione il comportamento del suo direttore sportivo. Dovesse succedere, altro che luce del sole, la situazione si complicherebbe assai.