Un viaggio contro la paura
Dal potenziale 4º posto a +7 dalla Juve al 5º posto a -5 dai bianconeri in 2 mesi. In mezzo black out, infortuni e tensioni societarie, ma l'obiettivo è ancora vivo
(GETTY IMAGES)
È il primo giorno di marzo e la Roma sente di poter diventare grande. Un piede e mezzo fuori dalla sliding door della sua stagione, manca solo l’ultimo piccolo passo per tentare la fuga e fantasticare sul più suggestivo degli scenari. La Juventus è quasi sconfitta, sarebbero sette i potenziali punti a separarla dal quarto posto occupato in solitaria dai giallorossi, che aggancerebbero addirittura il Napoli al terzo posto. Poi il gol di Boga lascia presagire il peggiore dei finali, la mazzata di Gatti all’ultima occasione soffia via tutti i futuri possibili. Non è la fine del mondo, certo, ma quella delle certezze.
La migliore difesa del campionato perde solidità, poi si aggiunge la mancanza di continuità tra infortuni e squalifiche, cali fisici e mentali. E così, in pochi secondi, il mese di marzo si trasforma in un viaggio contro la paura. Arrivano le sconfitte con Genoa e Como, accompagnate da errori arbitrali grossolani. Polvere impossibile da nascondere sotto il tappeto. Ma la Roma non è la stessa, nonostante l’anima del gruppo rimanga sempre intatta, o quasi. Anche dopo i 120 minuti contro il Bologna che hanno risucchiato le poche energie e i tanti sogni europei di squadra e tifoseria. Ennesimo contraccolpo psicologico, una rimonta tutt’altro che scontata vista sfumare davanti agli occhi. Ancora qualcuno a soffiare via delle certezze sempre più fragili. E il viaggio contro la paura continua.
Un piccolo grande segnale di resistenza arriva prima della sosta, con la vittoria sul Lecce firmata Robinio Vaz. Un modo per dimostrare di esserci ancora, nonostante gli infortuni continuino a complicare tutto. Ma al rientro, gli scheletri nell’armadio tornano a bussare dopo un solo minuto, a Milano, contro l’Inter: il peggior modo possibile di rientrare in campo dopo due settimane di stop. Ancora una volta, lo spirito del gruppo prevale su tutto. La Roma reagisce, risponde presente, non desiste. Fa la partita e trova meritatamente il pareggio. Mancano pochi secondi alla fine del primo tempo, l’obiettivo è chiaro: tornare negli spogliatoi forti della reazione d’orgoglio. Ma Calhanoglu spegne la luce. Ancora una volta un gol nel peggior momento immaginabile, a distruggere un castello già frantumato e ricostruito più volte in poche settimane. Lo stesso film già visto ad infierire su un equilibrio vulnerabile. La paura sovrasta tutto il resto, la Roma stacca la spina.
A un mese dalla notte di inizio marzo dell’Olimpico, quel buon presentimento nell’aria si è completamente capovolto. A tal punto da far esplodere in pubblico i problemi trascinati da mesi a Trigoria dietro le quinte. La Roma vince col Pisa, ma le parole nel pre partita di Ranieri contro Gasperini quasi divorano il 3-0 maturato contro i toscani. Giorni di tensione, di riunioni, è nuovamente un viaggio contro la paura per i Romanisti. Il timore di rivivere scene già vissute e rivissute, sopportate fino allo stremo. Tanti interrogativi, poche risposte. Eppure c’è un obiettivo ancora possibile, per quanto difficile. Proprio per la grottesca situazione, le premesse all’alba della sfida con l’Atalanta non sono di certo le migliori. Ma ancora una volta il gruppo risponde presente con un primo tempo coraggioso, lottando di nuovo contro assenze importanti (Kone, Dybala, Wesley, Pellegrini) e giocatori a mezzo servizio (Mancini, Pisilli, Soulé). Il gol di Krstovic potrebbe rispedire la Roma nel baratro, ma la risposta mentale questa volta arriva, relegando il blackout totale di Milano a un caso isolato (almeno in questa stagione). Poi, però, soprattutto nel secondo tempo, manca la qualità per incidere e regalarsi una serata diversa.
A due mesi, quasi, dalla fuga fantasticata e solo accarezzata verso il quarto posto, la Roma è quinta in classifica insieme al Como di Fabregas. La Juventus, dal potenziale -7, ora occupa il quarto posto, a +5 dai giallorossi. Ma la matematica ancora non condanna Gasperini e la squadra, sempre al fianco del proprio allenatore. Tra le tensioni, i dubbi, le perplessità, le difficoltà e le decisioni rimandate, c’è ancora una speranza: chiudere bene il campionato e credere alla possibilità Champions fino in fondo, anche contro ogni logica. Indipendentemente da quel che sarà, proseguendo il viaggio, lasciando dietro la paura.
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