La parata più bella
Il 7 ottobre del 2012 prima di una sfida ai bergamaschi sotto la Curva c’è la Roma più bella di sempre. Falcao indica la bandiera in Sud di Ago: e Tancredi la sventola
(GETTY IMAGES)
In un Roma-Atalanta piccolo piccolo, un 2-0 (Lamela e Bradley) – buono per un quinto posto provvisorio il 7 ottobre 2012 – ci trovi Paulo Roberto Falcao che raccoglie la sciarpa giallorossa sotto la Sud, con vicino Aldair che piange, mentre Francesco Rocca corre verso la gente della Roma, tenendosi il cuore in mano; Roberto Pruzzo che ha i lucciconi in quegli occhi pudici perché arrivano da Genova, ma che amano perdutamente Roma.
Ci trovavi la sobria, elegante, nordica – eppure tutta nostra – compostezza di Giacomino Losi, accanto al caschetto bruno di Bruno Conti, che ragazzino era sotto quella Curva, e sotto quella Curva è ragazzino anche in questo primo pomeriggio di Roma-Atalanta, dove dentro ci trovi, a un certo punto, pure troppo…
Accade quando accade. Quando Franco Tancredi prende dai ragazzi della Sud la bandiera col volto di Agostino Di Bartolomei e la sventola al cielo, a Dio, ai suoi ricordi e ai nostri occhi che l’hanno vissuto e che non lo rivedranno: le mani di Tancredi non hanno mai portato così in alto la Roma.
A quel punto, senza fine, senza punto, Falcao prende sottobraccio la signora Marisa indicandole che quella bandiera stava per diventare sua perché i ragazzi della Curva gliela stavano regalando; Falcao, che ha insegnato a questa città come muoversi in campo e nella vita, un’azione così bella non l’ha mai fatta.
Avevano e avevamo tutti occhi troppo belli per non piangere di fronte a quel momento. Era la cerimonia di premiazione dell’Hall of Fame, la prima Hall of Fame della storia dell’AS Roma, istituita quell’anno e che da quel giorno ogni anno ha celebrato i suoi campioni più belli, più grandi, più romanisti.
E quel giorno di un Roma-Atalanta piccolo piccolo, sotto la Sud in fila schierati ci trovavi Tancredi, Losi, Aldair, Rocca, Falcao, Conti, Pruzzo e poi i parenti di Cafu, di Fulvio Bernardini, di Amedeo Amadei, oltre alla moglie di Agostino Di Bartolomei. La Roma. La Roma così tutta insieme non s’era mai vista e in quel momento uno innamorato della Roma ha capito che tutti i sogni di bambino erano veri, perché tutto quello che ci eravamo detti e ci continuiamo a dire di notte, tenuto dentro, coltivandolo in questi anni, non sembrava svanito, né perso, persino cresciuto. Che siamo stati comunque fortunati a viverli.
Che dentro ormai ci siamo dati un appuntamento senza dirci niente, in ogni occasione e in ogni luogo in cui si potrà rivivere quell’emozione che Dio o chi per lui un giorno ha chiamato Roma. Che ci saremo sempre. Tra cento partite. Fra mille partite. Ci sarà sempre la Roma. Malgrado tutto. E ogni istante non è andato perso. Che ci sarà sempre anche chi non c’era, ma che come in questo Roma-Atalanta non è mai stato così presente.
Le mani di Tancredi non hanno mai portato così in alto la Roma, e Falcao non ha mai fatto un’azione così bella. Sventolava più in alto di tutti quel Capitano di una Roma che ci ha insegnato a voler tanto bene alla Roma. Tanto tanto bene.
Roma: Stekelenburg, Piris, Marquinhos, Castan, Balzaretti; Bradley (27’ st Perrotta), Tachtsidis, Florenzi (40’st Marquinho); Lamela, Totti (Cap.), Destro. A disposizione: Goicoechea, Svedkauskas, Burdisso, Romagnoli, Taddei, De Rossi, Osvaldo, Lopez.
Allenatore: Zeman.
Atalanta: Consigli; Raimondi, Matheu, Peluso, Brivio; Schelotto, Cigarini, Cazzola (27’st Scozzarella), Moralez (25’st Bonaventura); De Luca (20’st Marilungo), Denis. A disposizione: Polito, Frezzolini, Ferri, Milesi, Palma, Troisi, Parra.
Allenatore: Colantuono.
Arbitro: Banti di Livorno.
Marcatori: 30’pt Lamela, 16’st Bradley
Note: ammoniti Peluso, Cigarini, Cazzola, Tachtsidis, Florenzi. 40.155 spettatori.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRECEDENTE