È difficile esser Bryan
Due profili uniti dallo stesso nome ma anche dal difficile momento di stagione. Cristante fatica in campo e il futuro è un rebus. Zaragoza non trova spazio: a giugno saluterà
(GETTY IMAGES)
Nessuno vuole essere Robin, cantava Cesare Cremonini in una sua celebre canzone, esplorando la paura della fragilità, della solitudine e della pressione sociale di apparire perfetti (“Batman”) anziché accettare la propria umanità e il ruolo di supporto, più umile e nascosto, dell’altro. Quella fragilità e solitudine che, in questo complicato momento, possiamo ritrovare anche aa Trigoria dove nessuno vorrebbe essere... Bryan.
Cristante e Zaragoza, due destini che si uniscono in campo ma che viaggiano più o meno paralleli fuori. Due elementi che stanno attraversando un periodo di smarrimento, non riuscendo ad incidere in maniera positiva sulle sorti della Roma.
Mondo capovolto
Punto fermo assoluto del centrocampo della Roma, l’uomo in grado di convincere qualsiasi allenatore sia transitato dalle parti del Fulvio Bernardini. Titolare inamovibile, spesso anche capitano e con un rinnovo di contratto chiuso in un cassetto, che attendeva solo di essere annunciato. E invece, nella debacle di San Siro, la vita di Bryan Cristante ne è uscita stravolta. Lento, impacciato in campo, preso di mira da una fetta dei tifosi, convinti da tempo che sia una delle cause di scarsa competitività della Roma. Ma non solo, perché il processo di analisi sulla rosa partito dalla famiglia Friedkin non ha risparmiato nessuno, congelando, al momento a data da destinarsi, il suo rinnovo di contratto che era oramai una mera formalità. In questo momento non sarebbe sorprendente pensare di non vederlo in maglia giallorossa nel prossimo futuro: manifestazioni di interesse dalla A ma anche estere (Arabia) sono arrivate, sei ultimi atti prima di un possibile saluto che, solo poche settimane fa, sembrava impensabile.
Senza traccia
E pensare che le premesse sembravano assolutamente positive. Il buon impatto con il Cagliari, l’assist per Malen nella notte di Napoli fino alla titolarità contro la Cremonese. Impalpabile il suo contributo nel doppio confronto europeo con il Bologna, di lui si sono perse le tracce proprio nella notte dell’Olimpico. In campionato è rimasto a guardare nelle ultime cinque partite (Genoa, Como, Lecce, Inter e Pisa) e nonostante la grande emergenza nel reparto offensivo, Gasperini non sembra considerarlo tra le opzioni a disposizione: il ballottaggio è tra Venturino e El Shaarawy. Un colpo di fulmine che non ha avuto modo di divenire amore, un sentimento che sta scemando nell’indifferenza. Ancora sei atti prima di salutarsi, ma senza lacrime e fazzoletti bianchi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
PRECEDENTE