Malen tra amore e storia: «Tifosi fantastici, Totti è speciale». E le stats premiano “D9”
L’attaccante si racconta: «Roma è bella, mi sono integrato alla grande. L'Olanda ha buone possibilità ai Mondiali, c’è tanta emozione»
(MANCINI)
Da piccolo scriveva sulle travi per farsi forza. «Devi farcela». «Continua così». Oggi sono i tifosi della Roma a dar vita a parole d’amore per Donyell Malen: sui social è inondato d’affetto, allo stadio l’apparenza diventa realtà. E a Cronache di Spogliatoio, “Bobby” ricambia: «I sostenitori e la città sono fantastici. Mi piace il meteo, mi piace il cibo... Ma è la città stessa a essere bella. Basta chiedere ai miei compagni: sono sempre in giro, mi piace stare all’aria aperta! E il modo in cui i fan mi hanno accolto è stato bellissimo». Lui si gode le acque del fiume e le mille fontane; i romanisti si godono lui, che ha già individuato colui da cui prendere ispirazione: «Totti è davvero speciale. Tra i giocatori di oggi, non ho modelli da seguire. C’è Malen e basta!». Indicativo: i 15 gol in mezza stagione sono la prova della sua forza. Tra l’altro, senza l’ingente bisogno di adattarsi al contesto: «Sono stati tutti importanti. Conoscevo già Rensch, ma abbiamo di creare un legame e penso di essermi integrato bene». C’è pure tempo per fare un tuffo nel passato. Dagli inizi in fattoria all’incontro con Henry, probabilmente un idolo: «Sono grato per ciò che ha fatto, ci ha insegnato come calciare, come segnare. Mi ha fatto crescere come persona e come calciatore».
Tra i gol e i Mondiali
Dalla campagna alla città. E nella Roma stessa, ha mostrato il risultato del suo glow up: 20 partite (1.688 minuti) tra Serie A ed Europa League, con 15 gol e 3 assist a impreziosire. Una rete o un passaggio decisivo ogni 94 minuti. Praticamente uno a partita. L’ultima vissuta all’ombra del Colosseo è una stagione quasi unica per Donyell, più prolifico, da quando è nel calcio dei grandi, solo in due occasioni: nel 2019-20 (17 reti) e nel 2020-21 (addirittura 28). Entrambe le volte, però, concluse l’annata nella stessa squadra in cui l’aveva iniziata. Un’altra prova della sua qualità. Che si debba favorire il gioco di squadra o dare una mano segnando, lui c’è. I compagni lo ammirano e, come ammesso dal diretto interessato, lo chiamano “D9”. Un chiaro riferimento a “R9”, Ronaldo “Il Fenomeno”. Troppo? Quasi sicuramente sì, anche se da tanto non si vedeva un attaccante così da queste parti. «Quando gioco male, mi chiamano in un altro modo!». Le occasioni, in questo caso, sono state ben poche. Ora sotto coi Mondiali: «Abbiamo buone possibilità e un’ottima squadra, siamo emozionati». Con la speranza di assaporare un po’ di giallorosso ad altissimi livelli.
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