AS Roma

Gasp come Mou e DDR dalla parte del gruppo

Il tecnico si schiera coi suoi: «Squadra da rafforzare, non smantellare»

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
05 Aprile 2026 - 06:30

Non c’è futuro senza memoria. Lo sa bene Gian Piero Gasperini, che per curriculum e anagrafe di saggezza ne ha da vendere. E allora al ritorno dall’ultima sosta stagionale - tradizionalmente coincidente con i primi programmi venturi - il tecnico mette i puntini sulle “i”. Lo fa ribadendo il valore di un gruppo troppo spesso vituperato dal cosiddetto fuoco amico. «Questa squadra va rafforzata, non smantellata», il concetto forte espresso da Gasp alla vigilia del big match contro l’Inter e a otto (sette dopo stasera) gare dallo sciogliete le righe. È in questa fase che si comincia a pianificare il mercato della stagione successiva, con l’incognita della partecipazione alle prossime competizioni europee, che sarà dirimente per stabilire le finanze a disposizione delle languenti casse societarie.

Quale che sia il torneo al quale la Roma parteciperà, l’allenatore è chiaro anche nella sua versione pubblica: non c’è bisogno di rivoluzioni, questo gruppo vale già così com’è. Certo ha bisogno di puntelli (su tutti esterni forti, per l’intera fascia come in attacco), ma non di un (altro) anno zero. «Abbiamo una base molto solida, ho sentito che secondo alcuni questi giocatori sarebbero limitati, al massimo da quinto-sesto posto. Occhio, che senza questi si può arrivare anche dodicesimi o tredicesimi»: il monito di Gasperini è un perfetto benservito a tutti i detrattori in servizio permanente effettivo, a quelli che hanno coniato l’odioso slang della «banda del sesto posto». Allora perché non la Banda delle Finali europee, visto che nessun altro nella storia del Club ne ha raggiunte due consecutive?

La domanda è retorica, la riflessione finale del tecnico invece è significativa. «È un gruppo solido, bello e di professionisti». Definizione lusinghiera e per nulla scontata, nel solco di quelle già pronunciate da Mourinho e De Rossi nel corso delle rispettive esperienze sulla panchina giallorossa. Se l’ossatura di questa squadra è tanto incensata da tre allenatori così diversi, qualche motivo ci sarà. Allo stesso modo se molti dei componenti sono qui a inanellare primati tutt’altro che trascurabili. Magari i motivi dei mancati agganci al vertice sono da ricercare altrove. Perlomeno così è per Gasp e i suoi predecessori. “Il futuro non è scritto”.

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