«Roma in vantaggio»
Dopo il gol di Manfredini all’Inter a San Siro, Ameri per la prima volta nella storia di Tutto il calcio minuto per minuto interrompe il giro dei campi per l’annuncio: inizia un’epoca
«Se debbo dire la verità di palloni ne avevo toccati pochi fino a quel momento: sei o sette in tutto. Ma il fatto è che io sono un presuntuoso: non mi do mai per vinto neanche quando il pallone non lo vedo proprio. Gioco male a volte, lo so, oh se lo so! Ma siccome so anche che i conti si fanno alla fine, prima che l’arbitro fischi posso aver segnato tre gol o averne sbagliati trentatré, per me è lo stesso, la palla buona può ancora venire, e io l’aspetto con pazienza».
Pedro Manfredini – 31 dicembre 1961
Secondo Ezio De Cesari – giornalista che per “Il Corriere dello Sport” aveva scritto l’editoriale che in prima pagina urlava Romaaa! – la gara contro l’Inter del 31 dicembre 1961 è stato «uno dei più significativi risultati della storia» della squadra capitolina. Un successo colto, proseguiva De Cesari, grazie alla sapienza di un fuoriclasse irripetibile come Pepe Schiaffino:
«È stato lui, Schiaffino, comunque che ha incantato e stordito l’avversario, gli ha fatto saltare i nervi e perdere la testa e la ragione. Implacabile, là in mezzo al campo, Schiaffino è stato un gladiatore ed un artista, ha fatto il vuoto attorno a sé».
Schiaffino è stato acquistato dal Milan a inizio giugno del 1960 per 25 milioni, cifra che aveva fatto storcere la bocca a molti. La perplessità era diventata per alcuni rassegnazione quando il 12 agosto, il giorno del raduno nella sede di viale Tiziano, l’uruguagio non si era presentato: era rimasto, infatti, per non meglio precisati impedimenti a Lavinio, dove stava trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza. Invece di che pasta era fatto “il Pepe” si sarebbe visto nel ritiro del Terminillo: un professionista assoluto e un campione che con il pallone tra i piedi faceva quello che voleva. Il giovanissimo De Sisti non si stancava di raccoglierne i consigli e gli insegnamenti, ma tutta la Roma poteva beneficiare della presenza di uno dei più grandi campioni della storia del calcio. Se alcuni infortuni non lo avessero fermato, la stagione 1960/61 avrebbe potuto riservare ai tifosi uno splendido epilogo. Le cose, però, erano andate diversamente e nella stagione successiva c’era da affrontare un’Inter capolista con sei punti di ritardo.
Carniglia imposta la gara schierando Carpanesi terzino per ostacolare Bicicli, ma tutta la squadra, Schiaffino in testa, disputerà una gara sensazionale.
L’Inter esercita una sterile supremazia territoriale, ma la Roma sfiora ripetutamente il vantaggio. Dopo due minuti, Orlando è falciato in area e Lo Bello fa finta di nulla. Al 22’ Lojacono, a Buffon battuto, vede respingere il suo pallone sulla linea di porta da Picchi, che di testa salva i suoi.
La ripresa presenta lo stesso spartito. Al 26’ Manfredini calcia una punizione di rara potenza verso la rete dei padroni di casa. Lojacono viene colpito di testa e involontariamente sventa la minaccia. Ma è al 32’ che la Roma va più vicino al gol del vantaggio. Orlando salta come birilli Masiero e Balleri, eppure davanti a Buffon, quasi rassegnato, sbaglia incredibilmente. A risolvere la gara pensa però un altro fuoriclasse di questa straordinaria Roma straboccante di talento ed estro.
Mancano nove minuti alla fine. L’azione nasce dai piedi di Carpanesi che serve Menichelli, palla lunga a Manfredini che ha Balleri davanti. Con la coda dell’occhio Pedro vede che il portiere nerazzurro si prepara a venirgli incontro, scatta sulla sinistra, entra in area, si arresta e con una finta si scrolla dalle spalle il marcatore e di piatto calcia oltre Buffon in uscita. E qui fingiamo di non avere in mano una penna, bensì una telecamera e ci spostiamo verso la porta romanista, dove Cudicini, per quanto si sforzi, a causa della nebbia non riesce a vedere la conclusione dell’azione. Vede, però, una piramide di giocatori in maglia giallorossa che si abbracciano. Se Cudicini sta appena realizzando quello che è successo, il radiocronista RAI Enrico Ameri ha capito tutto ed è ansioso di comunicarlo. Così ansioso che, violando una liturgia rigorosissima, chiede d’interrompere la diretta organizzata sul “giro dei campi” e, dopo aver a lungo insistito in interfono, viene accontentato e ottiene la linea: «Scusate, interrompo da San Siro. La Roma è passata in vantaggio». Non era mai accaduto. Nasce così una formula, quella di Tutto il calcio minuto per minuto, che segnerà un’epoca indimenticabile (forse la più bella) del calcio italiano.
Manfredini intanto fa quasi un giro di campo esultando con il pugno chiuso. Qualcuno si offende, ma lui risponderà asciutto: «Non c’è niente di offensivo. Si usa da noi in Argentina». L’unico a rimanere freddo, impassibile, è Schiaffino, che dirà semplicemente, in uno stile che sarebbe piaciuto molto a Liedholm: «Chi si abbandona alle gioie dopo il primo gol, difficilmente segna il secondo». A gara conclusa, l’Inter si sposterà nella villa di Moratti a Imbersago per un mesto Capodanno, nello spogliatoio della Roma, invece, impazza la festa. Anche Renato Rascel, che ha sofferto in tribuna, è entrato a festeggiare con la squadra. Fradicio dalla testa ai piedi, abbraccia Cudicini: è un momento bellissimo per un’intera generazione di romanisti.
(“Le 100 partite...” di Massimo Izzi e Tonino Cagnucci).
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