Alla Roma non basta il dominio. Primo pari col Milan
I giallorossi di Gasperini in controllo per 90 minuti, però su angolo segna De Winter, pareggia Pellegrini su rigore
(GETTY IMAGES)
Suona paradossale che nel doppio confronto col Milan la Roma abbia segnato un solo gol e preso un solo punto, a fronte di tre tempi e mezzo dominati su quattro, di una serie lunghissime di occasioni di gol, di cinque punti di expected-goal. E il Milan, dopo aver passato tre tempi e mezzo a difendere sotto la traversa, abbia preso quattro punti con due gol e oggi continui ad inseguire l’Inter in solitaria, conservando proprio quattro punti (guarda caso) sulla Roma, ora terza a pari merito col Napoli a 43, preso a schiaffi ieri dalla Juventus, che ora è quinta un punto sotto, mentre il Como è a 40, chiudendo così la fila delle pretendenti ai primi quattro posti del campionato. Quella di ieri sera è stata una partita per molti versi simile a quella dell’andata, primo tempo monocolore (anzi bicolore, giallo e rosso), secondo più equilibrato, col Milan immeritatamente in vantaggio (ieri sera stacco di De Winter su cross di Modric) e poi un rigore per tornare almeno in parità, all’andata sbagliò Dybala, ieri sera ha colto l’angolino Pellegrini. E dopo il pareggio alla Roma è mancata la qualità e la forza soprattutto nei rincalzi: mentre infatti Allegri ha potuto inserire gente di esperienza come Fulkrug, Pulisic e Loftus-Cheek, Gasperini si è dovuto “accontentare” di Pisilli (al posto di Koné che purtroppo si è stirato, ne avrà per qualche settimana), di Robinio Vaz e di Venturino, oltre per fortuna che di Pellegrini che ha calciato con freddezza il rigore resistendo psicologicamente ai giochini poco sportivi di Maignan, uno specialista nel parare i rigori anche per i trucchetti di quart’ordine che utilizza per innervosire gli avversari (ieri almeno Colombo l’ha ammonito).
La Roma ha giocato nel primo tempo una grandissima partita, aiutata dall’Olimpico ruggente (63582 presenti, ennesimo soldout nonostante la pioggia, il vento e la temperatura glaciale), dal terreno bagnato che aumenta la velocità delle giocate delle squadre che ne hanno di più e dalla sua naturale predisposizione alle partite aggressive. Il Milan è stato azzannato dalla Lupa sin dal primo minuto, letteralmente visto che dopo appena 11 secondi di gioco Koné ha rubato il suo primo pallone e lo ha servito a Malen che si è spostato sul sinistro eludendo l’intervento difensivo di De Winter e ha battuto a rete trovando il primo intervento decisivo di Maignan, il primo di una lunghissima serie. La Roma si era presentata col suo vestito di gala, con Mancini e Ndicka tirati a lucido davanti a Svilar, supportati nell’occasione da Ghilardi, non più solo occasionale sostituto di Hermoso, in mezzo al campo sono tornati a manovrare Cristante, un po’ a disagio almeno nei primi minuti sul ritmo subito infernale, e l’incontenibile Koné (purtroppo infortunato nel secondo tempo), sulla fasce hanno svolto il solito prezioso e diverso lavoro Celik (più razionale e posato) e Wesley (più esplosivo ed istintivo), mentre davanti Gasperini ha tenuto in panchina Pellegrini e ha liberato la strana coppia Dybala e Soulé alle spalle di Malen, alla prima uscita davanti a quello che si spera possa diventare il suo pubblico per diverse stagioni. Tutte studiate le marcature di Gasperini sugli uomini di Allegri, schierati con il solito bassissimo 352, con Tomori, Gabbia e De Winter in prima linea (con i naturali accoppiamenti dei tre attaccanti romanisti, con Mati a “sacrificarsi” a sinistra e Paulo più comodo nel suo centrodestra), con Ricci, Modric e Rabiot a metà campo, il recuperato (e fischiatissimo) Saelemaekers a destra e Bartesaghi a sinistra, e davanti la coppia offensiva, ma non troppo, Nkunku e Leao, con Pulisic inizialmente in panchina. Per via delle continue rotazioni dei rossoneri non è stato facile trovare rapidamente le soluzioni a tutte le contrapposizioni: all’inizio i milanisti si sono scambiati molto le posizioni e nei primissimi minuti non è stato facile andarli a prendere, così Gasperini ha richiamato spesso l’attenzione dei suoi giocatori per sistemare meglio le marcature. Così è maturata dopo neanche due minuti l’unica occasione costruita dal Milan palla a terra, con una verticale Bartesaghi-Nkunku-Rabiot che ha liberato a destra Saelemaekers che è rientrato sul sinistro e ha calciato alto da buona posizione, facendo infuriare Allegri che sperava di segnare subito per esasperare i suoi concetti difensivi. Ma non ce n’è neanche stato bisogno. Perché da quel momento in poi il Milan si è fermato a guardare la partita lasciando che la Roma prendesse possesso del centrocampo e a poco a poco di ogni altro spazio. All’8’ Koné si è spostato dal limite la palla sul destro e ha calciato angolato, chiamando Maignan al secondo intervento importante, poi al terzo ci ha pensato Malen con il tap-in, neutralizzato. Al 12’ Soulé ha sfondato a sinistra, ma in questo caso Maignan ha dovuto interrompere la traiettoria bassa di passaggio per Malen. Al 14’ una punizione di Dybala pennellata in area ha trovato la deviazione di testa ancora di Malen, fuori di pochissimo. Al 17’ una triangolazione Koné per Dybala con invito a Malen in area è stata bruscamente interrotta da Gabbia, ma Colombo non ha ravvisato scorrettezze. Al 19’ Ndicka si è inventato un assist delizioso alzando un pallone in area per Malen che ha controllato di petto e battuto al volo di sinistro: Maignan stavolta non avrebbe potuto far niente, ma la palla è sfilata beffarda vicino al palo. La Roma ha poi ricaricato un po’ la batterie perché i ritmi dei primi venti minuti erano stati infernali e per vedere un’altra palla-gol c’è stato bisogno di aspettare il 33’, quando Soulé ha preso il motorino per puntare tutta la difesa e per lasciare poi a Malen l’inconbenza della conclusione da posizione defilata, ancora addosso a Maignan. Al 44’ Saelemaekers sotto pressione in area ha regalato un pallone a Soulé che se lo è spostato sul destro e quando sembrava logico a tutti servire Koné in posizione perfetta per tirare ha calciato invece l’argentino proprio col destro, malissimo. E nell’unico minuto di recupero concesso Cristante ha attaccato la fascia destra e da lì ha crossato forte in area trovando la deviazione al volo di Celik: sarebbe stato un gol da grandissimo centravanti, se la conclusione non avesse incontrato il pugno solo istintivamente proteso da Maignan, all’ennesima parata decisiva della serata.
Dopo l’intervallo il Milan è tornato con una mossa ancora più conservativa, con il classe 2005 svizzero Athekame al posto di Saelemaekers, fischiato da tutto lo stadio e nullo in campo. Il Milan ha reso ancora più muscolare la sua difesa e ne hanno fatto le spese Rabiot e lo stesso Athekame, subito ammoniti. Poi si è fatto male Koné dopo un duello prolungato con Rabiot e Gasperini al suo posto ha inserito Pisilli. E con la Roma ancora sotto choc è arrivato l’immeritato vantaggio rossonero: corner clamorosamente regalato da Ndicka (aveva contenuto bene Nkunku, ma poi ha sbagliato il passaggio per Svilar), battuto corto da Modric per Bartesaghi che gli ha restituito la palla e da lì il croato ha pennellato un taglio perfetto in area, appena toccato da De Winter di testa, niente da fare per Svilar. Lì la Roma ha subito il contraccolpo: sotto di un gol come all’andata, senza Koné e con le forze che cominciavano a mancare, per un po’ si è pensato che il Milan ce l’avrebbe fatta ancora una volta. Anche perché Allegri ha inserito a quel punto Fullkrug e Pulisic, mentre Gasperini ha risposto con Pellegrini e Robinio Vaz (che erano pronti a entrare prima del gol e che poi erano stati fermati dal tecnico per qualche minuto). E invece il pareggio è arrivato grazie a un cross lungo sul secondo palo di Wesley battezzato fuori dal milanisti, ma non da Celik che l’ha rimesso al centro trovando il braccio largo di Bartesaghi a intercettarlo. Rigore ineccepibile e dopo il solito teatrino a perdere tempo e far innervosire di Maignan è arrivata la fredda trasformazione di Pellegrini. Purtroppo però la partita è finita lì. Alla Roma è mancata la forza per insistere, il Milan si è accontentato di gestire la situazione, i cambi di Loftus-Cheek e Venturino non hanno spostato granché e i due portieri hanno trascorso senza pensieri gli ultimi momenti di gara. Ora il pensiero va ad Atene.
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